Il più è stato pedalato al Giro d'Italia 2025, resta il peggio. O il meglio. Che poi peggio e meglio sono la stessa cosa nel ciclismo. Sono chilometri di strada che sale, che punta al cielo, che infiamma polpacci e quadricipiti, accorcia il fiato e accelera il battito cardiaco. Ossia il meglio per chi il Giro d'Italia lo vede. Ossia il peggio per chi il Giro d'Italia lo pedala.
Ci sono ancora 1.016 chilometri da percorrere dei 3.433 totali, poco meno di un terzo. Ci sono ancora 20.550 metri di dislivello da superare dei 52.500 previsti, poco meno della metà.
La terza settimana del Giro d'Italia 2025 è una litania di incubi e sogni che fa: La Fricca-Candriai-Santa Barbara-San Valentino-Tonale-Mortirolo-Le Motte-Parlasco-Balisio-Ravellino-Croce Serra-Tzezore-San Pantaléon-Joux-Antagnod-Corio-Lys-Finestre-Sestriere. Un po' di santi, un po' di nomi demoniaci. Un po' di ingiurie quando si pedala. Un po' di speranze. Soprattutto la certezza che sarà una faticaccia. Perché sicuramente sarà una faticaccia.
Un'altra faticaccia.
Anche perché i corridori
non si sono risparmiati in queste due settimane. Hanno rischiato e attaccato, qualcuno si è difeso, c'è chi è andato in crisi, chi è caduto, chi si è rialzato e chi no. C'è chi è andato meglio di altri, Isaac Del Toro su tutti, sorridente e musone allo stesso tempo nel suo rosa sgargiante. E pure Richard Carapaz ed Egan Bernal possono dirsi soddisatti di quello che hanno fatto.
Il primo ha vinto a Castelnovo ne' Monti. Il secondo
ha attaccato, ha ritrovato la pedalata dei giorni migliori, anche se non proprio quella dei giorni migliori, però sono dettagli. Juan Ayuso e Antonio Tiberi hanno ballato tra esaltazioni e tristezza, tra sogni e paure. Primoz Roglic invece si è abbandonato solo a queste ultime. È lontano dalla maglia rosa, malconcio, scettico. Eppure non abbattuto.
Ora tocca salire di quota, scollinare passi e valici. Sperare che tutto possa andare bene. Secondo i piani.