Francesco De Gregori mi dice che sono perfino più reazionario di lui. Ma come! Quasi mi offendo: sono un conservatore, non un reazionario! E però, ripensandoci, se sono un casiniano, e lo sono, sono anche almeno in parte un reazionario. In quanto nostalgico della Democrazia Cristiana. Ci sono i nostalgici di Mussolini, e dovrebbero vergognarsi, e ci sono io che sono nostalgico di Martinazzoli, e me ne vanto.
Innanzitutto rimpiango il buon tempo andato in cui i politici non querelavano i giornalisti. Rimpiango le correnti, senza le quali difficile che ci sia democrazia interna. Rimpiango i congressi combattuti. Non che dei democristiani mi piacesse così tanto la politica: mi piaceva il loro stile, ciò che Pietro Citati definì “grigia grazia”. E poi Andreatta mi insegnò l’importanza dell’elitismo, Andreotti l’importanza della sprezzatura, Colombo l’importanza della cravatta, Cossiga l’importanza della libertà, De Mita l’importanza di Aristotele, Martinazzoli (ovviamente insieme a Sciascia) l’importanza di Manzoni, Scotti l’importanza del realismo... Grande scuola, la Democrazia Cristiana. E allora sì, ha ragione De Gregori, sono più reazionario di lui che non credo rimpianga i dorotei.