Lunedì gli agricoltori polacchi hanno rovesciato centosessanta tonnellate di grano che provenivano dall’Ucraina ed erano dirette a Danzica per essere destinate al mercato internazionale. Quel grano non avrebbe avuto un impatto diretto sul mercato polacco, né sugli affari degli agricoltori che sono stati i primi a protestare in Europa e che, con le loro grida durante la campagna elettorale in Polonia per il voto dell’ottobre scorso, hanno anche diffuso un sentimento di sospetto e antipatia nei confronti dei tanti rifugiati ucraini che sono scappati dalla guerra.
Su quelle grida parve gonfiarsi un partito di estrema destra, Konfederacja, venne inseguito dal PiS che iniziò ad annacquare il suo sostegno all’Ucraina,
ma poi il voto dimostrò che i polacchi avevano le idee molto chiare riguardo alla loro alleanza con Kyiv. Sono settimane che gli agricoltori sono tornati a protestare contro il grano ucraino, si presentano al confine, bloccano i treni di merci e di persone, bloccano gli autobus, qualcuno si presenta con frasi che invitano Vladimir Putin a prendersi pure il grano ucraino e altri hanno avuto l’idea morbosa di simulare il suono delle sirene che precedono gli attacchi dei russi, mettendo in scena una manifestazione che poteva sembrare un assedio o un avvertimento: neppure qui in Polonia sarete al sicuro. Gli ucraini hanno risposto portando al confine i macchinari agricoli, inclusi i trattori, distrutti dalla guerra russa per mostrare il vero prezzo del grano ucraino.