“E’ un fatto molto positivo che il Pd abbia espresso una posizione netta e seria sull’Ucraina. La coalizione di centrosinistra nel suo complesso, invece, mostra ancora la fatica di trovare un punto di unità sulla politica estera”, dice
l’ex ministro dem e oggi senatore Graziano Delrio. E’ il
giorno in cui il governo ha messo e ottenuto la fiducia sul decreto aiuti, e anche quello in cui la delegazione dem in Europa ha lanciato la raccolta firme per il manifesto “Stati Uniti d’Europa, ora”. Ma
tra Pd, M5s e Avs l’unità d’intenti sullo scacchiere internazionale è intermittente. E’ giunta l’ora, per i dem, di affrontare in modo più energico la questione? “Intanto”, dice Delrio, “
bisogna ribadire il fatto che stiamo parlando di una decisione che riguarda il futuro dell’Europa, non il futuro dell’Ucraina, su questo la chiarezza è d’obbligo. Questa è una guerra d’aggressione a uno stato sovrano dentro i suoi confini, una guerra che viola tutti i trattati internazionali su cui si basano prosperità e diritto europeo. Ed è una guerra europea: Russia e Ucraina sono nazioni europee come cultura e storia, e si combatte per e sul suolo europeo in maniera determinante, novità rispetto al passato. E’ avvenuta un’aggressione senza precedenti, e il diritto alla legittima difesa è sancito anche dalla carta dell’Onu”. C’è chi si ferma davanti all’idea di inviare armi. “Il diritto alla difesa è più dell’invio di armi”, dice Delrio: “Qui stiamo parlando di garantire che gli ucraini possano difendersi di fronte a un aggressore che per numeri e potenza militare li sovrasta. Stiamo difendendo il diritto alla resistenza, e lo stiamo facendo anche da pacifisti – pacifisti che, come me, pensano che l’Europa non debba abbandonare la prospettiva di pace e disarmo nel futuro prossimo, ma che in questo momento sia necessario, oltre a chiedere che vengano ripresi in mano la diplomazia e i trattati per la non proliferazione nucleare, non chiudere gli occhi quando la storia ti presenta il conto. Se abbandonassimo l’Ucraina al suo destino, i paesi confinanti e minacciati si sentirebbero ancora più vulnerabili”.
Si fatica in alcune aree della sinistra a credere possibile l’escalation: “Un punto di partenza comune ci sarebbe, e lo dico essendo stato seduto al tavolo per il programma del governo Conte II. Se io fossi seduto a quel tavolo oggi, direi che sia il Pd sia il M5s rifuggono dalla logica militarista di chi pensa che con le armi si possano risolvere i conflitti e ricorre a dazi e forza invece che al diritto internazionale. Si tratta di una comune visione europeista. Ma perché la visione europeista non diventi pura utopia, bisogna a volte lasciarsi convincere dal realismo della politica – anche da pacifisti. Mi viene in mente l’esempio di Benigno Zaccagnini, quando si dichiarò a favore dell’installazione dei missili Pershing in Sicilia, nel 1978. Diceva: io sono a favore del disarmo, ma in questo momento, per motivi di difesa e deterrenza, ho bisogno di non chiudere gli occhi di fronte a un pericolo reale”. “In quest’ottica gli aiuti militari”, dice Delrio, “significano, come sostiene Mario Draghi, implementare i programmi di cooperazione europea. Questo è il tema, non il piano di riarmo in sé. E’ il momento di stringere sull’Europa, visto che questa guerra è una sfida all’Europa”. Delrio vede la possibilità di procedere verso il superamento dell’unanimità in politica estera e di difesa: “E’ necessario che un nucleo di paesi coraggiosi dia il via a un federalismo pragmatico, a un’unione federalista. Non si può lavorare in mezzo a imperi che si ricostituiscono, e che minacciano l’uso dell’atomica, facendo finta di essere pescatori”. E’ il caso che Elly Schlein e Giuseppe Conte vadano a Kiev? “In questo momento”, dice Delrio, “la cosa che più conta è la fermezza con cui il Pd ha mantenuto le sue posizioni. L’importante è sostenere una posizione politica che rafforzi Europa. E mi preoccupa quando, nel Parlamento europeo, alcune forze politiche con cui ci si può trovare alleati si dicono contrarie all’adesione dell’Ucraina alla Ue. La Ue è una prospettiva che dobbiamo dare al popolo ucraino, come l’abbiamo data in passato ai paesi dell’Est Europa che oggi vivono stagioni di prosperità e di stabilità democratica”.