Perché Putin vuole farsi dare dagli americani anche la parte del Donbas che non ha conquistato
Paola Peduzzi
|1 mese fa

Vladimir Putin vuole tutto il Donbas, anche la parte (circa un terzo della regione orientale ucraina) che non ha conquistato militarmente in quasi millequattrocento giorni di invasione; gli americani – che prima di quest’ultima, contorta e tragica fase negoziale parlavano di cessate il fuoco sulla linea del fronte, quindi non della cessione di tutto il Donbas – ora fanno pressione su Volodymyr Zelensky perché accetti di cedere anche la parte di terra che difende da undici anni, cioè dalla prima invasione russa del 2014; gli europei, che discutono animatamente con Washington – la conversazione di mercoledì è stata accesa, ha detto Donald Trump – e che sperano che gli americani si presentino all’incontro a Berlino proposto ieri dal cancelliere Friedrich Merz, difendono in linea di principio la posizione di Zelensky, cioè il cessate il fuoco sulla linea del fronte, ma i timori per il rovesciamento dei rapporti con gli Stati Uniti li rendono più ondivaghi e meno saldi.
Al di là delle questioni evidenti – perché concedere terra non occupata da un invasore che commette ogni giorno crimini di guerra? perché gli ucraini, che da undici anni muoiono per tenere la linea del fronte e contrastare l’avanzata russa, dovrebbero gettare via i risultati della loro strenua e costosissima, in termini umani soprattutto, resistenza? perché gli ucraini che abitano in quelle terre non occupate, circa 250 mila persone, dovrebbero essere consegnati al regime russo, cioè alle torture, alle deportazioni, alle uccisioni di massa, al terrore? – c’è una ragione specifica per cui Zelensky non può consegnare tutto il Donbas, ed è la stessa ragione per cui Putin lo vuole a tutti i costi.
Dietro a quella che gli esperti militari chiamano “fortress belt”, la cintura-fortezza lunga cinquanta chilometri delle città di Pokrovsk, Kostyantynivka, Kupiansk, Druzhkivka, Kramatorsk e Slovyansk, c’è una fitta rete di fortificazioni militari che si estende per decine di chilometri. “Negli ultimi undici anni – scrive l’Institute of Study of War – l’Ucraina ha investito tempo e denaro per rafforzare la fortress belt e creare mportanti infrastrutture industriali e difensive”. Trincee, bunker, campi minati, ostacoli anticarro, reti, filo spinato, oltre che i centri logistici da cui dipende la vita dei soldati al fronte. Una grossa porzione del miliardo di dollari che l’Ucraina ha speso lo scorso anno per la difesa è andata nel Donbas per costruire queste fortificazioni, che sono preziosissime per la guerra in corso ma anche per quelle da evitare in futuro.
Scrive il Financial Times: “La topografia, con le valli e le cave artificiali, costituisce una forte barriera per l’Ucraina, ma a ovest della linea difensiva, il terreno si appiattisce e la Russia così avrebbe davanti una distesa di terra meno popolata da attraversare”. E’ questa la ragione per cui Putin vuole questo pezzo di terra che non ha conquistato, perché da lì l’avanzata e la conquista di tutta l’Ucraina sarebbe molto più facile e così potrebbe ottenere il risultato che vuole, l’unico: la sottomissione completa degli ucraini. Quel che Putin non è riuscito a conquistare finora lo ha distrutto, come dimostrano gli sciami di missili e droni su tutta l’Ucraina; ora punta più in alto: quel che non conquista se lo fa consegnare dalle pressioni americane. Alcuni esperti dicono che questa porzione del Donbas è come la linea Benes di grosse fortificazioni che la Cecoslovacchia fu costretta a cedere alla Germania assieme ai Sudeti nel 1938, lasciandola esposta – lei e il resto dell’Europa – alla minaccia del Terzo Reich.

