“Mio nipote ha solo 20 anni e gli sono venuti tutti i capelli bianchi, in pochi giorni, per la paura e lo stress della guerra, eppure è un militare abituato agli addestramenti”. Trattiene a stento le lacrime Hanna, donna ucraina che vive a Piacenza e che in questi giorni è impegnata nelle operazioni di smistamento dei materiali donati dai piacentini e custoditi nelle ex scuderie di piazza Cittadella. Il figlio della sorella si trova in Ucraina e quando è scoppiato il conflitto, all’università dove studia, gli hanno subito fornito tute protettive e armi. “Zia ho visto tanti giovani imbracciare il fucile per andare a combattere. Sembravano tranquilli, ma le loro labbra tremavano”- ha scritto il giovane in un messaggio. Hanna è preoccupata perché il nipote ha fatto la scuola militare e, a breve, potrebbe essere reclutato, come altri suoi connazionali.
Intanto ieri, 19 marzo, è arrivato l’appello del coordinatore provinciale di Anpas Paolo Rebecchi per la raccolta di cibo a lunga conservazione. Hanna però aggiunge anche la richiesta di medicine: “Le gente pensa che sia utile inviare denaro in Ucraina, ma non è così – spiega – quando non hai da mangiare, né un posto dove vivere, a cosa ti serve il denaro? In questo momento il mio popolo ha bisogno di farmaci per contrastare le emorragie e arrestare le perdite di sangue oltre ad antibiotici per adulti e bambini. In Ucraina infatti fa molto freddo in questo periodo, si arriva a meno dieci gradi e in alcune zone nevica. Il rischio di ammalarsi è molto alto”. Ma non è l’unica emergenza, c’è un aspetto di cui si tiene poco conto, ed è quello psicologico: “Servono tranquillanti e calmanti – dice Hanna – perché è difficile convivere con la morte davanti agli occhi tutti i giorni”.
La tenacia di una famiglia di Pesaro, raccontata nel marzo 2022 da Avvenire, ha fatto nascere una gara di generosità tra realtà locali. Creando un legame umano che va oltre gli invii di materiali
La tenacia di una famiglia di Pesaro, raccontata nel marzo 2022 da Avvenire, ha fatto nascere una gara di generosità tra realtà locali. Creando un legame umano che va oltre gli invii di materiali