Non c’entra, però c’entra. Hannah Arendt racconta un retroscena del processo contro Adolf Eichmann così perfetto che pare inventato: “A Gerusalemme il giovane poliziotto incaricato di salvaguardare il suo benessere mentale e psicologico gli dette da leggere Lolita, come svago; dopo due giorni Eichmann gli restituì il libro dicendo con aria indignata: ‘Ma è un libro proprio sgradevole!’”. Il senso morale di Eichmann, che era rimasto dormiente mentre pianificava lo sterminio industriale di milioni di ebrei, si era risvegliato sussultando davanti a un romanzo un po’ pruriginoso.
Non c’entra, però c’entra. Verso la fine di Die Sünderin, un film del 1951, la bellissima protagonista Hildegard Knef posa nuda per il suo amante-pittore. E' il primo nudo nella storia del cinema tedesco, e dura appena qualche istante. Ne nasce un caso nazionale, e i tedeschi timorati di Dio denunciano in massa l’oltraggio al pudore. Quarant’anni dopo, in un’intervista, Hildegard Knef rievoca l’episodio: “Voglio dire, un paese che ha avuto Auschwitz e ha combinato cose così orribili e poi, pochi anni dopo, ha reagito in quel modo perché mi si vedeva per un paio di secondi nuda sullo schermo… è del tutto assurdo”.
Ma la storia universale dell’assurdo non finisce certo lì, anzi si va arricchendo di interminabili appendici. Questa, per esempio: una palestinese napoletana, candidata da un partito di sinistra, condivide il rammarico che Hitler non abbia completato l’opera e non sia riuscito a gasarli proprio tutti (lo condivide per errore, per disattenzione sonnambula, per dolo, perché stava solo eseguendo degli ordini? vai a saperlo: sono i sempiterni dilemmi della banalità del male), ma tanti italiani trovano prioritario indignarsi perché un noto giornalista l’ha definita, incidentalmente, “una signora in leggerissimo sovrappeso”. Non c’entra, però c’entra.