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Non è cristiano chi non accetta di diventare umano

Ci sono pagine evangeliche che abbiamo sentito e risentito un’infinità di volte. Le abbiamo rilanciate dai pulpiti, non senza averle prima impastate, molte volte, di retorica e di moralismo...

Non è cristiano chi non accetta di diventare umano
Ci sono pagine evangeliche che abbiamo sentito e risentito un’infinità di volte. Le abbiamo rilanciate dai pulpiti, non senza averle prima impastate, molte volte, di retorica e di moralismo. Parole udite ma non ascoltate, passate sopra la testa e scivolate via, senza che potessero entrare dentro alle fessure dell’animo e della mente, per mettere benzina al motore della coscienza. Poi, improvvisamente, arriva il momento in cui queste parole prendono corpo, portando squarci di luce sulle tenebre della storia, come se fossero arrivate a noi per la prima volta. “A voi che ascoltate io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male” (Lc. 6, 27-28). Sono le parole del Vangelo della scorsa domenica. Le ascoltavo e mi sembravano gocce di pioggia, o forse medicine, che entravano dentro la terra dei fuochi dell’umanità. Una terra diventata tossica a causa dei veleni che gli uomini vi sversano dentro con le loro malvagità, fino a farla diventare cultura che si respira e sulla quale sono piantate le radici di chi viene al mondo. Inquinati prima ancora di nascere, a rendere vero quel peccato originale che ognuno si porta dentro prima ancora di venire alla luce, a dispetto delle facili ridicolizzazioni che oggi si fanno sul tema del male. Come in un film dell’orrore, mi passavano davanti le scene di questo buio epocale. Il buio degli scenari politici, con un Trump, al quale qualche politico illuminato vorrebbe concedere il Nobel, intento a reinterpretare il concetto di democrazia, indossando i panni di un imperatore all’antica. Un Caligola qualsiasi, pronto a nominare senatori i suoi cavalli vincenti, quelli del potere economico che lo blandiscono, coccolando il debole Narciso di un uomo che si crede onnipotente, mentre nasconde con l’arroganza la fragilità che si porta dentro. Era il buio del dittatore russo, sdoganato come vincitore, dopo aver calpestato per decenni i diritti dei più fragili. Una notte popolata dal male di un mondo dove l’ingordigia del denaro uccide, umilia e stordisce la gente. Non importa se si tratti delle tribù ruandesi che massacrano le popolazioni del Congo per impadronirsi delle loro terre ricche di minerali o dei venditori di morte che mettono in circolazione il Fentanyl, la droga degli zombie, o le tonnellate di cocaina che scorrono come fiumi nelle nostre piazze. E senza dimenticare l’influsso subdolo e strisciante di una pubblicità che ci ha reso tutti consumatori, illudendoci di regalarci la felicità dentro i centri commerciali.Ma nella terra dei fuochi su cui camminiamo oggi, bisogna mettere in conto anche la cultura della violenza, entrata dentro le case, dove si uccide con la disinvoltura di cacciatori di fagiani, o sulle piazze dove anche i ragazzi hanno imparato che un coltello in tasca vale più di un ragionamento.È su questa notte impastata di lacrime e di paure che le parole di Gesù appaiono come l’unica cosa nuova che ci può salvare. Parole di un uomo venuto nel mondo per insegnarci a umanizzare il mondo, perché non può essere cristiano chi non accetta di diventare umano.

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