L’anno della fine di Ilva. L’agonia del più grande siderurgico d’Europa è il vero disastro del governo Meloni

Redazione Online
Redazione Online
|4 settimane fa
 Ansa
 Ansa
1 MIN DI LETTURA
I commissari straordinari di Acciaierie d’Italia hanno chiesto al ministero dell’Ambiente la modifica dell’Autorizzazione integrata ambientale per consentire lo spegnimento di tutte le batterie che alimentano le cokerie (il coke è un combustibile solido fondamentale per la siderurgia tradizionale). Tradotto: dal 21 gennaio l’Ilva smetterà di essere un impianto a ciclo integrale. Non produrrà più coke, ma lo comprerà all’estero. Con una conseguenza immediata e prevedibile: ulteriore riduzione della produzione e aumento del numero di dipendenti mantenuti senza lavorare. E’ l’approdo finale del famoso “ciclo corto” presentato a novembre, contro cui i sindacati – che fino a quel momento avevano sostenuto le scelte del ministro – hanno protestato, più a Genova che a Taranto. In quell’occasione il presidente della Puglia Michele Emiliano, uscendo dall’ennesimo incontro con il suo stimato ministro Adolfo Urso, aveva parlato di un colpo di scena: lo spegnimento sarebbe stato ritirato. Non era vero. Lo spegnimento è rimasto, così come è rimasto in piedi, solo sulla carta, il fantomatico piano di decarbonizzazione. Un piano irrealizzabile, come dimostra il fatto che la gara di vendita è andata deserta, al netto della sceneggiata del fondo Flacks Group. La verità è che forse oggi tutti, anche a Palazzo Chigi, si sono accorti che il piano è un fallimento. Il siderurgico di Taranto non era mai arrivato al livello di crisi attuale: né con i Riva, né con i commissari Laghi e Gnudi, né con ArcelorMittal, né con il Covid. Da quando l’Ilva è stata tolta per decreto ad ArcelorMittal, costa allo stato circa 50 milioni di euro al mese in perdire e una cifra analoga tra cassa integrazione, sussidi e risarcimenti che la città pretende. Ci voleva Urso, primo ministro del Made in Italy della storia, per cancellare sessant’anni di industria nazionale e spegnere il più grande polo siderurgico d’Europa. Un risultato che nessun privato, da solo, era mai riuscito a raggiungere.

Gli articoli più letti della settimana