I prezzi del gas lievitano ma la produzione nazionale diminuisce
Maria Carla Sicilia
|1 anno fa

Foto Ansa
Con il prezzo del gas che due giorni fa è tornato a superare i 50 euro al megawattora per la prima volta dopo più di un anno, si sono moltiplicati gli allarmi su possibili aumenti in bolletta. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin predica prudenza, come pure il presidente dell’Arera Stefano Besseghini: i volumi che fino al 31 dicembre importavamo dalla Russia sono residuali e i picchi di 300 euro al megawattora non si ripeteranno. I motivi di questo ottimismo sono legati alla maggiore diversificazione che l’Italia ha costruito dopo avere sperimentato l’interruzione improvvisa dei flussi russi nel 2022, che all’epoca coprivano circa il 40 per cento delle importazioni. Un risultato costruito non solo grazie all’estensione dei contratti con gli altri paesi da cui riceviamo il gas via tubo, come l’Algeria che è diventato il primo fornitore, ma anche grazie alla maggiore capacità di ricevere il gas naturale liquefatto che arriva via nave e ormai principalmente dagli Stati Uniti. Ciò non toglie che le tensioni dei mercati, legate al contesto geopolitico e a possibili incidenti tecnici nelle fasi di produzione e trasporto, sono un elemento che preoccupa sia i consumatori domestici che quelli industriali, nonostante i rialzi per ora contenuti.
Uno dei tasselli su cui non si sono registrati passi avanti in questi tre anni di profondo riassetto del sistema energetico italiano è quello della produzione nazionale di gas. Da quando il governo guidato da Mario Draghi ha fatto cadere il tabù dell’aumento delle estrazioni nei nostri mari, i numeri dicono che non si è registrato nessun incremento. Anche il governo di Giorgia Meloni ha ribadito la linea espressa dall’ex presidente della Bce, ma senza risultati. Al contrario, anche il 2024 si è chiuso per il secondo anno di fila con meno di 3 miliardi di metri cubi di gas prodotti in Italia, in flessione dell’1,9 per cento rispetto al 2023.

