Il tracollo demografico impone di confrontarsi su cause e percorsi di cambiamento. Attesi i risultati di una ricerca sulla promozione della natalità Secondo il Word Fertility Report 2024 delle Nazioni Unite, la fertilità globale è pari a 2,2 figli per donna con oltre il 55% dei Paesi – più di due terzi della popolazione mondiale – già al di sotto del livello di sostituzione. Con un numero di nati inferiore del 3,4% rispetto all’anno precedente e 4.600 nascite in meno nel periodo gennaioluglio 2024 rispetto allo stesso periodo del 2023, l’Italia è drammaticamente al di sotto del dato globale: solo 1,2 figli/donna nel 2023 (1,24 nel 2022) e con una stima per 1,21 nel 2024.
Molteplici le ragioni: dai fattori economici (stabilità finanziaria, condizione lavorativa, costi prevedibili) ai fattori sociali (attese da parte del contesto sociale di appartenenza, supporto da parte della famiglia, organizzazione sociale) e personali (stato emotivo, condizioni di salute). Tanti i fattori, accomunati però da un unico substrato: la cultura della genitorialità, che non riguarda solo il singolo o la coppia, ma la comunità in senso lato. Infatti, la domanda di fondo è: il nostro Paese vuole ancora bambini? È un Paese pronto ad affrontare la sfida della denatalità in un contesto sociale profondamente cambiato? Quali sono le soluzioni proposte a fronte del venir meno di quel supporto che la famiglia di origine ha sempre dato ai nuovi nuclei familiari e ai loro bambini? E anche qualora una coppia fosse aperta a un progetto genitoriale, sarà in grado di concepire un bambino? Perché, ammesso che sia possibile rimuovere tutti fattori responsabili della crescente denatalità, non è detto che si abbia sicuramente un’impennata del numero delle nascite. L’aumento delle condizioni di infertilità può creare difficoltà.
«L'infertilità – si legge nel documento
Infertility Prevalence Estimates – 1990-2021 pubblicato dalla Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2023 – colpisce una grande percentuale della popolazione globale, con circa una persona su sei che sperimenta l'infertilità nel corso della propria vita». D’altra parte, la ricerca sempre più tardiva di una gravidanza, gli stili di vita non salutari, l’esposizione ai cosiddetti “interferenti endocrini”, le malattie sessualmente trasmesse, le sempre più frequenti condizioni di ansia e di stress, riducono in modo sensibile il potenziale fertile della donna e dell’uomo. Gli interventi di promozione di una cultura genitoriale e di contrasto alla infertilità possono essere molteplici. Importante in tal senso il contributo dei Consultori familiari da sempre vicino ai bisogni delle famiglie e attenti ai cambiamenti che si manifestano a livello socioculturale.
Dalla ricerca emerge come i Consultori accompagnino non solo la famiglia ma anche i giovani in un percorso di conoscenza e di consapevolezza di sé. Dall’accompagnamento alla genitorialità ai percorsi di educazione all’affettività e alla sessualità, dai percorsi prenatali all’insegnamento dei metodi di regolazione naturale della fertilità, dai percorsi post-partum al supporto della neogenitorialità: sono queste alcune delle proposte attivate in risposta ai bisogni delle persone e/o delle famiglie. Per accompagnare la genitorialità, quindi, non basta un’azione isolata: serve un approccio integrato, che unisca politiche sociali, sostegno educativo e una profonda trasformazione culturale. Diventare ed essere genitori non è solo un’esperienza personale ma un vero e proprio atto sociale, che influisce sul futuro di tutta la comunità. La famiglia è il primo spazio in cui crescono i cittadini di domani, dove si sperimentano valori, affetti e responsabilità. Pertanto, la crisi della natalità è un allarme verso l’indebolimento del tessuto sociale ed economico, e una sfida per le nuove generazioni.
*Direttrice Centro Studi sul Volontariato e la Partecipazione sociale (Cesvopas) - Università Cattolica del Sacro Cuore
** Direttrice Centro Ricerche e Studi Salute procreativa (Cerissap) - Università Cattolica del Sacro Cuore