Dedicare quattro giorni a internet è anacronistico, ma Pisa non lo sa. Non stiamo scherzando, la forza di questa manifestazione che fa da collante tra la storia e il presente della rete è il dover trovare ancora una propria ragione di esistenza. Bisogna saperlo trovare, tra contraddizioni ed eventi in contrasto l’uno con l’altro.
È stata una discussione seria introdotta da Albenzio Cirillo della Fondazione Ugo Bordoni che ha collaborato con la stessa Regione Toscana per la redazione della nuova Legge Regionale Disciplina in materia di impianti di radiocomunicazione, in funzione dell’introduzione della tecnologia 5G. Un cortocircuito che prende vita negli edifici del centro storico dove usare uno smartphone è spesso difficile perché la precedente legge nazionale sulle emissioni – sostenuta fantasticamente dalla vicina Empoli - non ha mai permesso di ottimizzare lo spettro delle frequenze con le necessità di operatori e cittadini. Forse è il caso di fermarsi, altrimenti diventa davvero necessario “festeggiare” la rete negli anni venti di questo secolo.
La rete è una cosa seria
Portare un concetto immateriale come internet tra le persone ha un senso quando si vuole andare oltre le paure irrazionali verso ciò che non si comprende. Il problema esiste e coinvolge anche la politica, inutile nasconderlo. Per questo è ancora utile ricordare come, in questa edizione, sia emersa una nuova generazione di tecnologia “intelligente”, empatica e amica dell’uomo, progettata per migliorare la vita delle persone, aiutarle nelle aree della salute, dell’assistenza e della didattica inclusiva. Solo belle parole? No. Se alcune esposizioni esistono giusto per stupire (non ce ne voglia il buon Abel, il robot umanoide iperrealistico), gli strumenti di oggi sono ben ancorati a quel magnifico percorso chiamato progresso. Il progetto “Pionieri dell’informatica” ha provato a raccontare che questa cosa chiamata internet non è mai stata immateriale, anche se probabilmente serve una buona prova di astrazione per capire quanto sia stato lungo arrivare fin qui: sono serviti ingegneri, fisici, matematici e tecnici per progettare e costruire alcuni dei primi computer italiani nati tra la metà degli anni cinquanta e gli anni sessanta. Parliamo della Calcolatrice Elettronica Pisana, dei computer della serie Olivetti Elea, e del Ferranti Mark, acquistato dall’Istituton nazionale per le applicazioni del calcolo di Roma. Storie sconosciute ai più, ma sono gli avi degli oggetti che diamo per scontati.
Internet Festival è solo una mostra di quel che abbiamo fatto? Sarebbe interessante saperlo dai turisti che invadono le strade intorno alla torre pendente, ma sono tutti così impegnati a inondare i social network con foto in posa che mai useranno la rete per scoprire che accanto a loro, fino a ieri, si festeggiava proprio internet. Peccato.