Ma allora perché si legge? E’ indicativo che la più rilevante iniziativa di disseminazione della lettura in Italia si chiami
#ioleggoperché, con l’hashtag che andava di moda nel 2015, e lasci in sospeso la frase, come non trovando risposta. Ancora più significativo è che dieci anni di questa benemerita
iniziativa dell’AIE – con scuole, librai ed editori – non siano riusciti a
smuovere gli italiani dal sostanziale analfabetismo, pur avendo contribuito ad accrescere e talora a fondare delle biblioteche su tutto il territorio nazionale: i recenti dati della stessa AIE su acquisto e usufrutto dei libri sono troppo sconfortanti perché li riporti. Ernesto Galli della Loggia li ha commentati ipotizzando che librerie e biblioteche non bastino più, e che sarebbe utile collocare libri gratuiti in contesti estranei, invitando i passanti a portarseli a casa e a restituirli (o scambiarli) una volta finiti. L’idea di far leggere gli italiani a tradimento non è affatto male, ma presuppone che leggeranno perché qualcuno ha messo loro un libro in mano; certo è un inizio, ma non dà loro una direzione. Privilegiando allo stesso modo le cause rispetto agli effetti, Emma Brockes si è lanciata in un’intemerata difesa delle celebrità che patrocinano la lettura – Reese Witherspoon o Sarah Jessica Parker – e contro l’atteggiamento snob di chi la ritiene una propaganda futile per un argomento serioso qual è la cultura.
Sugli obiettivi si è concentrato invece Stefano Mauri in occasione di BookCity, argomentando che sia bene leggere per sviluppare una personalità più empatica e sfaccettata; è incontestabile, ma rasenta la controindicazione di far rigettare i libri al pubblico come se fossero medicine amare. Gli italiani, si sa, hanno una personalità oppositiva e scissa, che annuisce in pubblico e se ne frega di nascosto – e, purtroppo, la lettura è un atto intimo. Anziché facilitare l’accesso ai libri, bisognerà ricorrere a estremi rimedi e proibirli, rendendoli più inaccessibili dei siti porno senza Spid. Allora magari qualcosa si smuoverà e gli italiani troveranno realizzazione nel dichiarare: io leggo perché non si può, io leggo perché non si fa, io leggo per infrangere la legge.