L’appuntamento giusto, quello che si erano dati e segnati fin dal luglio di un anno fa, è francese ed estivo. Tour de France, anno del Signore 2023. È uno spreco però dover aspettare così tanto. Lo sapevano i tifosi, lo sapevano pure i diretti interessati. E così si sono concessi una prova tecnica di trasmissione, un regalo che quei due, Jonas Vingegaard e Tadej Pogacar, hanno deciso di fare agli appassionati del ciclismo e soprattutto a loro stessi. Hanno deciso che la Parigi-Nizza poteva essere una buona occasione per incrocare le loro ruote. Hanno deciso che i sei virgola otto chilometri de La Loge des Gardes potevano essere un buon palco per far vedere cosa sanno fare.
Poteva non esserci, c’è stata. E ha detto quello che voleva sentirsi dire Tadej Pogacar e quello che invece non voleva sentirsi dire Jonas Vingegaard. Il danese ha attaccato lo sloveno presto, per concedere loro il “lusso” di una passerella lunga cinque chilometri. Non è andata come da piani del corridore della Jumbo-Visma. Sono rientrati i terzi quarti e via così incomodi. Addirittura David Gaudu ha provato a prendersi la scena. Poi lo Tadej Pogacar ha pensato che tutto questo non andava bene, ha attaccato, ha staccato Jonas Vingegaard: uno scatto secco a millenovecento metri dal traguardo. Uno scatto nel momento giusto, quello, l’unico, nel quale il danese s’era leggermente distratto. Ha provato a inseguire Jonas Vingegaard, era quasi riuscito a raggiungere lo sloveno, non ce l’ha fatta. Lì è sopraggiunta la fatica e forse un po’ di sconforto. Basta poco a volto per impallare le gambe e quelle del danese si sono indurite più del necessario: ha superato la linea d'arrivo con quarantatré secondi di distacco.
Tadej Pogacar ha vestito la maglia gialla della Parigi-Nizza. Ha piacere a vestire la maglia gialla. Lo stesso piacere che prova Jonas Vingegaard e che vorrebbero provare, probabilmente, anche tutti gli altri. Con quei due in giro tutto si complica, si sa mai però in corsa. A volte i più forti si guardano, si studiano, considerano nulla all’infuori di loro due. È andata così molte volte in passato. Difficile che accadrà a loro: non è mai stato affar loro l’attesa, il voyeurismo di coppia. È andata sempre così finora, con ogni probabilità continuerà allo stesso modo. Anche a questa Parigi-Nizza,
che dopo aver provato a restaurare la cronometro a squadre – missione non del tutto superata –, ora vuole godersi il tentativo di ribaltamento di quello che la scorsa stagione ha detto.
Jonas Vingegaard e
Tadej Pogacar hanno mesi davanti per confermare e ribaltare quello che ha messo in scena la quarta tappa delle Parigi-Nizza. Mesi nei quali scatteranno e cercheranno vittorie uno lontano dall’altro almeno fino al Tour de France. Perché è quello il grande obbiettivo: replicare alla prossima Grande Boucle quello che hanno messo in scena alla scorsa, meravigliosa, edizione. Rendere il loro duello il grande duello di questi anni. E chissà, magari un giorno estenderlo a Remco Evenepoel, Egan Bernal e a chiunque voglia prendere parte alla sfida. Perché per questa generazione di corridori vale soprattutto una regola: più siamo e meglio è, a dirla con Rosa Chemical.