Il Giro d’Italia si può raccontare in tanti modi, qui si è deciso di seguire la fatica dei corridori al metro, una parola a chilometro. La tredicesima tappa, la Riccione-Cento, 179 chilometri, in 179 parole. Il vento è la quarta dimensione del ciclismo, dopo pianura, salita e discesa. Il vento è magia, ha la capacità di trasformare ciò che c'è, di mutare i connotati alle strade, a volte pure alle tappe. Il vento è maledizione ed esaltazione, basta saperlo prendere e sempre lo si prende in testa, accelerando per imbizzarrire il gruppo, confonderlo e quindi frastagliarlo.
Il vento ha trasformato una tappa di infinita pianura in un viaggio collinare piena di strappi su masse d’aria violente
come i muri delle Fiandre.
Doveva essere un pigro trasferimento dalla Romagna all’Emilia, i corridori si sono ritrovati a lungo a scappare e inseguirsi, come nemmeno guardie e briganti, in un continuo ribaltamento di scene e prospettive senza avere certezza su come sarebbe andata a finire.