Che fossero forti Giovanni De Gennaro e Alice Bellandi lo sapevano loro e lo sapevano gli appassionati della canoa e del judo. Al punto che pure l'algoritmo di Gracenote li aveva inseriti tra i possibili medagliati. Per entrambi parlava il curriculum. Lungo e già medagliato, ma non alle Olimpiadi, per il canoista, in continuo miglioramento quello per la judoka. Non sempre però le cose vanno come si spera possano andare. A volte però sì. Tipo oggi, giovedì primo agosto. Tra le 18,18 e le 18,33 una giornata un po' buona un po' no, di quelle che si doveva aspettare che fosse sera per capirla davvero, è stata stravolta. Un uomo e una donna commossi e felici, che vengono dallo stesso paese, Roncadelle, che esultano una dopo l'altro.
Non c'era questa volta un solo luogo a fare da sfondo al quarto d'ora d'oro e d'azzurro. C'era il rimbalzo di linea dallo stadio nautico di Vaires-sur-Marne all'arena di Champs-de-Mars. Da una pozza d'acqua accanto alla Marna in una delle zone periferiche ricche della capitale francese, al centro che più centro non c'è della Parigi olimpica, a due passi dalla Tour Eiffel.
Non c'è stato un'abbraccio esagerato per esultanza e per intensità, ma due volti distanti, felici e raggianti alla stessa maniera, mani diverse eppure impegnate nell'uguale incertezza nel maneggiare quella medaglia d'oro che aveva sognato, desiderato, sperato e a un certo punto, come accade spesso più per scaramanzia che per altro, pensato che fosse irraggiungibile.
Non lo era.
C'era quel quarto d'ora d'oro che l'Italia in un modo o nell'altro ha deciso di concedersi ogni primo agosto.