Logo La Nuova del Sud

Editoriali

Il senso di Meloni per l’Asia centrale

|
Il senso di Meloni per l’Asia centrale
Foto ANSA
I ritmi della diplomazia di solito sono tutt’altro che serrati e le agende difficilmente riprogrammabili. Non è stato così nel caso del viaggio che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni avrebbe dovuto compiere in Asia centrale ad aprile. Cancellata per la morte di Papa Francesco, la visita è stata subito riprogrammata e inizia oggi fino a venerdì. Durante la tappa che si svolgerà in Kazakistan, dopo il primo stop in Uzbekistan, Meloni si siederà attorno al tavolo con i leader delle cinque repubbliche della regione. Prima storica occasione di questo tipo dopo i vari summit tenuti a livello di ministri degli Esteri (e la visita a Roma, a gennaio, del presidente della Repubblica del Kazakistan, Kassym-Jomart Tokayev). La relazione con i paesi dell’area è soprattutto economica. L’Italia è il terzo partner commerciale al mondo per il Kazakistan, dietro a Cina e Russia. Nel 2024 l’interscambio è cresciuto del 25 per cento toccando quota 20 miliardi di dollari, di cui 18 miliardi relativi alle esportazioni kazake di petrolio e prodotti petroliferi verso il nostro paese.
Energia, ma anche armamenti, il mercato turkmeno spicca, così come macchinari e altri prodotti meccanici, esportati anche verso l’Uzbekistan. In prospettiva, fanno gola le terre rare kazake e il potenziale logistico dell’Asia centrale. La sfera politica riguarda principalmente Kazakistan e Uzbekistan, non a caso le due tappe del viaggio di Meloni. La competizione tra le due repubbliche è significativa, anche se siamo in una fase di ritrovata cooperazione tra Astana e Tashkent e l’Italia non vuole scontentare nessuno. Il primo è il gigante economico dell’area, il secondo è il cuore geografico dell’Asia centrale e il leader demografico. Dedicare tre giorni alla regione in un momento così caldo dal punto di vista internazionale è già una dichiarazione d’intenti: Roma partecipa agli sforzi europei per aumentare il peso dell’Ue nell’area, Bruxelles ha appena messo sul tavolo 12 miliardi di dollari di investimenti, ma gioca, e bene, anche da sola. Vedremo cosa riuscirà a portare a casa Meloni.