Fratelli di Repubblica: Berlusconi, La Russa in difesa. Appello a Meloni per l’Italianità. Ha vinto il Cav.

Carmelo Caruso
Carmelo Caruso
|1 mese fa
Fratelli di Repubblica: Berlusconi, La Russa in difesa. Appello a Meloni per l’Italianità. Ha vinto il Cav.
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Marina Berlusconi, forza, compra Repubblica! Tranquilli, il Cav., dal cielo, vi perdona. Il Caimano adesso è l’angelo, il figlio Pier Silvio è la grande speranza e il governo Meloni è l’esecutivo che deve proteggere “l’italianità” di Repubblica.
Servirebbero dieci domande, ma non della buonanima di Peppe D’Avanzo, ma allo psicologo. Il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari sta per essere ceduto all’editore greco Kyriakou. Cosa accade? Il sottosegretario Barachini di Forza Italia (un Giannilettista di 18 carati) convoca per oggi i vertici di Repubblica, Gedi, il Cdr. Pier Silvio Berlusconi, sentite, dichiara: “Mi dispiace che Repubblica finisca in mani straniere” e fa capire che gli piacerebbe perfino comprarla (al posto di Michele Serra mettiamo il dondolo di Nicola Porro) perché, dice Pier Silvio, “il pensiero di mantenere una testata così storica in mani italiane non può non affascinare, ma è fanta-economia”.
Come è possibile che per mesi non accade nulla, e poi, improvvisamente, arriva l’offerta di Leonardo Maria Del Vecchio oltre quella di Kyriakou? La redazione, che valuta scioperi, gradisce “l’italianità”. Del Vecchio, italiano, e lo sanno tutti, ha acquistato il Twiga, il locale di Briatore e Santanché. Chi è il grande amico di Santanché? E’ Ignazio La Russa che si propone: “Sono pronto a fare da intermediario per i giornalisti Gedi”. E’ lo stesso La Russa raccontato come lo zio fascista di Gaber (la rubrica Pietre di Berizzi, su Repubblica, che fine fa?) e dice adesso, a Repubblica: “Le vostre preoccupazioni sono giustificate. Le proprietà hanno diritto a cambiare, cedere, vendere ma non hanno il diritto di imporre linee di condotta univoche alla redazione”.
La Stampa è in sciopero e sta lottando per non essere ceduta e si parla di viaggi da Torino a Chigi, di emissari per chiedere a Meloni, ancora, italianità. Cinquant’anni di lotte ed ecco come finisce: il giornale si appella a Meloni e La Russa, viene accarezzato da Pier Silvio Berlusconi, figlio del Caimano. Il quotidiano di Caracciolo, che aveva tra le sue firme Giddens, Habermas, teme oggi un editore greco (la Grecia è ancora Europa?). Repubbblica è il giornale della sinistra, è letto dalla comunità del Pd (Elly Schlein stava quasi per abbracciare l’azionista di Exor, proprietario di Gedi quando si è presentato in audizione alla Camera) quel Pd che lamenta oggi la “cessione a un gruppo straniero che non offre garanzie sull’occupazione”). Non è la guerra di carta, ma solo la prova che “l’amore vince sempre sull’invidia e l’odio” come diceva Berlusconi. Forza, cara Marina. Repubblica vale più del referendum. E’ il regalo che puoi fare, al giornalismo, e a papà.

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