C’era un tempo nel quale Antonino Gallo guardava solo avanti, fremeva dalla voglia di correre verso l’area avversaria. Pensava all’attacco, viveva per offendere, calcisticamente parlando. E sì che Antonino Gallo è persona che a ogni passo in avanti si guarda indietro sempre, ma alla maniera di chi lo fa senza nostalgia, solo per vedere l’effetto che fa osservare quanta strada è stata fatta. Uno che sa che andare avanti costa fatica, ma tutto sommato è sciocco rimuginare a quanto si è faticato ed è cosa ingiusta e poco soddisfacente arrivare da qualche parte senza faticare.
Antonino Gallo giocava a centrocampo, correva su e giù lungo la linea laterale a Palermo, per il suo Palermo, la squadra per cui faceva il tifo e che ancora occupa un posto speciale nella sua testa. Poi il Palermo fallì, si ritrovò senza un contratto e con poca voglia di non fare il calciatore. Aveva a lungo giocato per strada o nelle piazze, non era mai entrato in una scuola calcio, ma aveva capito che era molto meglio giocare sui prati rispetto che farlo sull'asfalto o sulla ghiaia.
Tra quelli che l’avevano visto correre su e giù lungo la linea laterale c’era anche Mauro Meluso, all’epoca direttore sportivo del Lecce. Lo portò in Salento, lo affidò all’allenatore Fabio Liverani, dicendogli solo una cosa: “Questo merita”. Fabio Liverani lo osservò, capì che il diciannovenne meritava davvero, ma anche che a lui serviva un terzino, non un centrocampista. E quel biondino secco e veloce aveva dalla sua la sicumera dei diciannove anni, quella che ti porta a credere di aver capito più cose degli altri. Non giocò un minuto, finì in prestito al Francavilla dove poteva fare il centrocampista laterale.
Quando tornò a Lecce era cambiato, meno ragazzino e più uomo, soprattutto disposto a mettersi davvero in discussione.
L’opportunità arrivò e Antonino Gallo la sfruttò.
È da anni che sul lato sinistro della difesa del Lecce gioca lui. E gioca nonostante in estate, ogni estate, arrivi qualcuno più lodato e conosciuto di lui. Ogni inizio stagione così. Scrivono che il Lecce è debole sulla sinistra, che servono rinforzi, il rinforzo arriva (anche se va detto che Corvino non è tipo da farsi influenzare dai giornalisti), il suo nome viene messo nella formazione titolare, poi inizia il campionato e gioca Antonino Gallo.
Perché uno come Antonino Gallo magari non impressiona, non ammalia l’occhio ormai sin troppo abituato ai videini da social pieni di giocate e di moine calcistiche, però fa quello che un terzino deve fare, lo fa bene e con poche sbavature. Perché, soprattutto, è tipo che se c’è da dare una mano la dà, che in campo ci sa stare e che a un doppio passo o una veronica preferisce un passaggio o la cara vecchia palla lunga e pedalare. E a chi sta in panchina tutto questo piace molto più che un video di Magic Skills, Goals & Assists.