La mattina del 9 ottobre 2007 a Gaiole in Chianti erano in 113, 113 atleti. Di gente che non doveva pedalare ce ne era almeno il quintuplo. Al via si andava da Alessandro Ballan a Steffen Weigold, almeno numericamente. Di quei 113 partiti, oltre la metà si ritirò. Il vincitore, il russo Alexandr Kolobnev, quel giorno ci impiegò 4 ore, 42 minuti e 10 secondi per coprire i 180 chilometri della corsa. Disse: “Magnifico”. Pausa, gli occhi che si muovono lungo piazza del Campo a Siena. “È stato un grande spettacolo. Questa corsa è da fuori di testa”. Quella corsa era la Monte Paschi Eroica. Si sarebbe chiamata Strade Bianche due anni dopo,
oggi compie diciotto edizioni, è diventata maggiorenne. È diventata uno di quegli appuntamenti da non perdere ben prima della maggiore età.
È nata ottobrina la Monte Paschi Eroica. Eroica come L’Eroica, la ciclostorica, ottobrina anch’essa. Era Eroica per gli sterrati e perché dell’Eroica era la dimensione più veloce, quella competitiva. Ciclismo e non solo bici. Ristori volanti invece di ristori brindanti. La Monte Paschi Eroica, ora Strade Bianche, nacque “a cena, a una cena durante L’Eroica 2005”. Chiacchiere, bici, bicchieri, idee. Tante. Quelle che ha sempre avuto
Giancarlo Brocci,
papà dell’Eroica, ideatore poi della Monte Paschi Eroica. Un’idea accolta con entusiasmo e che di entusiasmo si è nutrita. Quello degli eroici di allora, “quello mio e di Riccardo Nencini (nipote del campione Gastone, e all’epoca presidente del Consiglio regionale della Toscana, ndr), quello di Claudio Martini, al tempo presidente della Regione Toscana, che disse: ‘Bello, facciamola’. E allora iniziai a lavorarci. Contattai Angelo Zomegnan che era a capo di Rcs sport, e l’entusiasmo nostro fu l’entusiasmo suo. Decise di puntare su questa corsa nonostante lo scetticismo di tanti, di tutti quelli che dicevano che i corridori non si sarebbero mai prestati a correre sugli sterrati”. Non andò così.
Fu lungimirante Giancarlo Brocci.
Con L’Eroica è riuscito a riportare la polvere nel ciclismo. La Monte Paschi Eroica, ora Strade Bianche, ha contribuito a distribuirla. “Questa corsa è da fuori di testa”, disse Kolobnev. È vero l’opposto. Fu un eccesso di lucidità. “Ci rendemmo conto subito che avevamo fatto un salto nel futuro. A distanza di tutti questi anni, lo posso dire con certezza. La polvere è tornata ovunque: al Giro,
alla Parigi-Tours, persino al Tour un anno fa”.
È il ciclismo antico che si è fatto postmoderno. Un lampo di tempi eroici diventato contemporaneità: “Gli sterrati hanno riportato imprevedibilità, la possibilità che tutto possa cambiare da un momento all’altro. Hanno riportato gli uomini al centro di tutto. Tecnologia e giochi di squadra qui sono secondari: il ciclismo ritorna essere uno sport di singoli”. Anche perché Pogacar, van der Poel, van Aert, Alaphilippe, Evenepoel sono figli di questo, figli postmoderni di un ciclismo antico: “Sono ragazzi che scattano a 60, 80, 100 chilometri dall’arrivo. Sono ragazzi che non hanno paura di rischiare: hanno capito che è nella solitudine che si diventa campioni”.
È da molto, troppo, che le strade della Strade Bianche non sono più quelle di Giancarlo Brocci, “è andata così, sono però orgoglioso di tutto questo nonostante come è andata con Rcs. Il loro modello di business non è il mio, le loro priorità non sono le mie. Per me ancora prevale la passione, l’idea che il ciclismo è ancora soprattutto passione”.