Nulla spiega meglio il paradosso delle due Leghe di quanto non faccia il titolo del dorsetto milanese del Corriere di oggi:
“Roma affossa il salva-Milano”. Quando la Lega era la Lega, facciamo nel 1993, era riuscita miracolosamente a conquistare l’amministrazione comunale elevando Milano a simbolo anti-romano; erano i tempi
in cui i manifesti con “Roma ladrona” e “paga no!” sottintendevano non andasse versato denaro a un governo centrale che non teneva in adeguato conto la città più produttiva della nazione.
Ora la Lega è ancora la Lega, ma non è più la Lega; è un’altra Lega che ha cambiato nome, ragione sociale, colore, leader, mezzi di comunicazione e lessico. Sta al governo, cioè a Roma, e col passo falso di ieri sul salva-Milano ha scaricato sul Pd, ripeto il Pd, l’incombenza di spiegare che “il governo ha bloccato un settore importante economicamente per Milano, lasciando nell’incertezza gli operatori”, e che “la paralisi del sistema incide sulla città di Milano ma grava anche su tutto il Paese”, nelle parole della deputata milanese Lia Quartapelle a Repubblica. Forse abbiamo frainteso il nuovo slogan con cui la Lega ha sostituito quelli vecchi: “Prima gli italiani” significava “I milanesi dopo, se c’è tempo”.