Nello scacchiere mediorientale sono parecchi gli interessi in campo. Talvolta sono contrapposti in maniera netta, talaltra si intrecciano. E c'è chi gioca su più tavoli contemporaneamente. Al centro, lo scontro indiretto tra Israele e l'Iran. La questione palestinese. E le tante sfaccettature della "guerra mondiale a pezzi".
Ecco un quadro degli interessi dei vari Paesi nella guerra che si è riaccesa in Siria, in coincidenza con l'entrata in vigore della tregua in Libano. La cosiddetta "Mezzaluna sciita" s'incentra sull'Iran e tocca, a sud-ovest, gli Houthi dello Yemen e a nord-ovest alcune regioni di Iraq e nord della Siria fino agli Hezbollah libanesi.
Nel 2011, all’indomani dell’esplosione della guerra civile, Assad si era rivolto a Teheran prima ancora della Russia. Anche stavolta, gli ayatollah hanno garantito «sostegno incondizionato».
Il supporto di Putin è cruciale per Assad. Di nuovo Mosca ha ribadito il proprio supporto ma è impegnata in Ucraina.
Il premier sciita Mohammed al-Sudani non nasconde le proprie simpatie per Assad. In Iraq, inoltre, sono attive le Forze di mobilitazione popolare fedeli a Damasco.
Dopo avere provato a normalizzare le relazioni con il regime di Assad, la Turchia cerca di approfittare della crisi attuale per acquisire influenza in Siria in modo da poter negoziare da una posizione di forza Arabia Saudita.
È il principale rivale strategico dell’Iran. Dal 7 ottobre, però, si è mostrato più dialogante. Ora non vuole un’escalation in Siria.
Gli Usa avevano accettato la sopravvivenza di Assad come male minore rispetto al jihadismo. Ora, però, sotegno la Turchia, chiamata a mediare su Gaza