Qualche giorno fa ha definito Matteo Salvini "un cretino", domani sera Gianantonio Da Re potrebbe rischiare il suo posto nella Lega. Il segretario provinciale della Liga Veneta, Alberto Stefani (fedelissimo di Salvini), ha infatti convocato un direttivo straordinario che ha come unico punto all'ordine del giorno "provvedimenti disciplinari", un'espressione che diverse indiscrezioni attribuiscono all'espulsione di Da Re. A chi gli chiede un commento, risponde: "Non rilascio dichiarazioni fino a domani sera". Vedremo se sarà il primo epurato del partito o se alla fine Salvini affronterà il dissenso interno con altre maniere.
Gianantonio Da Re ha settant'anni. È dentro al Carroccio da quaranta ed è al momento eurodeputato. È stato sindaco di Vittorio Veneto (in provincia di Treviso), poi consigliere regionale e ha anche ricoperto il ruolo di ultimo segretario della Liga Veneta prima che il partito cambiasse nome in "Liga Veneta per Salvini premier" e che Stefani, colui che ha convocato il direttivo per la probabile espulsione, subentrasse come nuovo dirigente regionale.
Esattamente una settimana fa, in un'intervista a Repubblica, Da Re aveva usato parole dure verso il segretario Salvini in vista del voto per le elezioni europee: "Il 9 giugno assisteremo a un disastro annunciato. Un sondaggio interno dà la Lega al 5,5%. Il giorno dopo Salvini si deve dimettere. O il cretino se ne va con le buone, o andiamo tutti a Milano in Via Bellerio e lo cacciamo con le cattive. Ormai la pensiamo tutti così, a partire da 80 parlamentari che aspettano solo i numeri del voto per muoversi. Anticipare il congresso in primavera a questo punto non serve: Salvini ci ha disintegrati e deve assumersene la responsabilità".
Al Foglio Da Re aveva espresso i suoi dubbi sulla candidatura del generale: "Un partito come il nostro non campa mezzo secolo con quel che ha scritto nel suo libro". Ma anche sulla linea politica spinta da Salvini: "L’estrema destra non ci appartiene e se non invertiamo rotta ci bruceremo gli Zaia e i Fedriga. I sondaggi ce lo ricordano ogni giorno: siamo in grave ritardo".