I giovani italiani: «Vogliamo lasciarci sorprendere»
Le voci, le storie e le riflessioni raccolte tra la folla nel parco che ha ospitato la celebrazione di avvio della Gmg di Lisbona. "Cerchiamo una Chiesa più vicina ai giovani"
Il clima è quello della festa. Una festa colorata delle bandiere di tutto il mondo. Sullo sfondo la statua di Marques de Pombal, il simbolo di Lisbona, e il fiume Tago a chiudere un’immagine da fermare nella memoria. Alla Messa di inizio Gmg il parco fatica a contenere le migliaia di giovani venuti dai cinque continenti. L’inno suonato e cantato più volte unisce i popoli e le generazioni. In prima fila ci sono alcuni giovani dei 22 venuti da Palermo. Fanno parte del gruppo messo insieme dalla pastorale giovanile diocesana. Hanno fatto tappa a Siviglia per poi arrivare in pullman a Lisbona. Sono qui dalle 16, per essere davanti a tutti, «perché è più bello e così possiamo vivere meglio l’Eucaristia, il motivo principale per cui siamo qua», dice Daniele Nigro, 25 anni, neo laureato alla triennale di teologia e futuro insegnate di religione, dopo i due anni del corso magistrale. Per la partecipazione di questi giovani, la diocesi ha contribuito per abbattere il costo. Nel viaggio di ritorno faranno tappa per tre giorni a Fatima, per poi tornare in aereo.
I ragazzi del gruppo di Palermo
Con 11 ragazzi ci sono don Massimo Schiera e Maria Lucia dell’ordine delle sorelle Francescane del Vangelo. Tutti fanno parte di un gruppo nato lo scorso settembre, e che ha un profilo Instagram in costruzione, denominato Outsider, «per essere fuori dagli schemi e cercare di rendere la Chiesa più vicina ai giovani», aggiunge Daniele. «Questo nome è nato da Lui – aggiunge Miriana Macaluso, 21 anni, che studia Scienze dell’Educazione all’Università di Palermo – e per noi è quello che viviamo: la scommessa di abbandonare le reti. Perché il motore è lo Spirito e noi siamo solo uno strumento». Del gruppetto fa parte anche Silvia Anselmo di 22 anni che aggiunge: «Quando torneremo avremo una maggiore responsabilità, visto il nostro numero esiguo». Con lei ci sono pure Emanuela Sciortino, 25 anni, che frequenta Biotecnologie mediche e la trentenne Barbara Miceli. «Siamo qui senza particolari aspettative – conclude Miriana –. Vogliamo lasciarci sorprendere da quello che succede e comprendere perché siamo stati chiamati qua».
Il sole e il vento fanno sentire i loro effetti sulla folla che gremisce il grande parco urbano e qualche malore è inevitabile. A metà salita ci sono alcuni ragazzi dalla diocesi di Chieti-Vasto. Francesco Tambelli frequenta l’indirizzo di Scienze applicate al liceo, ha 16 anni dice che è qui “per provare un’esperienza nuova”. Gli fanno eco Ludovica Tancredi di 15 anni e Valentina Pasquali, entrambe al liceo scientifico. «Ci aspettiamo – dicono – di conoscere tante persone, anche di altri paesi. La scelta di venire qua l’abbiamo fatta noi e i nostri genitori sono stati contenti». Anche per loro la parrocchia, quella della natività di santa Maria Santissima, e la diocesi hanno contribuito per ridurre il costo del viaggio.
Il gruppo di Chieti-Vasto
Giovani arrivano da ogni direzione. Il servizio dei volontari fatica a contenere tutti. Ci sono gruppi che scavalcano le transenne. Altri ci provano, ma vengono dissuasi. L’ordine, nonostante il caldo e la ressa, viene mantenuto senza difficoltà. In fondo al parco, davanti ai maxischermi ci sono i giovani di Terni, parte dei 60 che sono qui accompagnati da quattro sacerdoti e un francescano. Per loro prende la parola Marco Neri, 28 anni, studente in Psicologia a Perugia, ma anche lavoratore, alla sua terza Gmg, dopo Madrid e Cracovia. «Sono qui perché si tratta di un’esperienza molto grande e offre una bella immagine della Chiesa cattolica. E poi c’è sempre quello che ti porti a casa». L’ingegnere Massimo Bernelli, 36 anni è alla quarta Gmg, sempre con la stessa chitarra al seguito. «Ogni volta mi sono reso conto – dice – che ho portato a casa qualcosa di diverso, sempre in sintonia con quanto stavo vivendo in quel momento. E questa volta era necessaria per me, proprio adesso per la mia vita. Infatti sono qui». Anche in fondo al parco, dove i più neppure sanno dove si trova l’altare, si segue la celebrazione. Giovanni Pagliani, di Bagiovara in diocesi di Modena, un’occupazione in ambito finanziario, è alla Gmg come educatore. «Mi auguro – confida – che questi ragazzi vivano un’esperienza fantastica in modo che tutti possiamo trovare un motivo per la nostra vita. È importante esserci».
Giovanni Pagliani
In coda ci sono alcuni ragazzi della parrocchia del Sacro Cuore di Asti, tra i 16 e i 17 anni: Rebecca Mondo, Gianluca Cerrato e Mario Romaniello che fa il meccanico e parla a nome dei tre. «Siamo qui per fare esperienze nuove e per gli amici». Tante sono le motivazioni, ma una sola è la strada: quella che conduce centinaia di migliaia di giovani a Lisbona e, chissà, forse anche incontro al proprio destino.
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