È un po’ lugubre la parata di vecchietti che sta venendo sciorinata sui giornali ora che è morta la donna più anziana del mondo, una signora spagnola di 117 anni. È tutto uno scatenarsi alla ricerca della nuova persona più vecchia, che parrebbe essere una signora di 116 di Osaka, mentre il maschietto più anziano del mondo è un centododicenne di Liverpool, la persona più anziana d’Italia sta per compiere 114 anni, eccetera. Il sottinteso è duplice. Da un lato si lascia intuire di prepararsi perché i prossimi saranno loro, come se la morte andasse in ordine di età; dall’altro, si cerca nelle loro vite la radice di quella longevità straordinaria, come ricetta da applicarsi universalmente a un mondo già sovraffollato.
Dovrebbe invece indurre al sospetto la dichiarazione della precedente detentrice del record, la signora spagnola: sono campata 117 anni, ha detto, perché ho evitato le persone tossiche. E giù con la psicologia spicciola secondo cui sapersi scegliere le compagnie farebbe bene al cuore quanto il famoso bicchiere di vino a pranzo o il cruciverba o la pennichella quotidiana. Temo invece possa esserci stato un difetto di traduzione, e che la futura defunta abbia invece voluto intendere: le persone sono tossiche e l’unico modo di evitarle è seppellirle tutte, per godersi almeno un po’ di santa pace. Lei almeno ci ha provato.