Proprio così, con la U maiuscola, come se l’Ufficio fiorentino non si sia delegittimato da solo negli ultimi anni con inchieste che sono andate a sbattere contro sentenze durissime della Cassazione (che più volte – cinque solo sul caso Open – ha annullato i provvedimenti di perquisizione e sequestro disposti dai pm, in quanto illegittimi) e addirittura della Corte costituzionale, che ha bocciato il sequestro delle e-mail e delle chat di Matteo Renzi, effettuato senza autorizzazione del Senato, quindi in violazione della Costituzione.
E che dire dell’eterna indagine condotta dall’aggiunto Luca Tescaroli sui mandanti delle bombe mafiose del 1993-1994, individuati nientedimeno che in Berlusconi e Dell’Utri? Anche in questo caso, per il momento l’unico risultato ottenuto è una sentenza della Cassazione che ha annullato un sequestro con finalità “esplorative” nei confronti dei parenti del boss Graviano.
Per il procuratore Spiezia, poi, definire l’aggiunto Luca Turco il “magistrato della famiglia Renzi” sarebbe “discreditante per la funzione giudiziaria” perché farebbe trapelare l’idea di una “volontà persecutoria” dei pm. Ma in che altro modo potrebbe essere definito un magistrato che nel giro di pochi anni ha indagato nei confronti di Renzi, suo padre, sua madre, sua sorella, suo cognato, i suoi colleghi, i suoi amici, i suoi conoscenti, peraltro sempre andando a sbattere contro assoluzioni o bocciature da parte della Cassazione? Insomma, l’articolo non faceva altro che riportare dei fatti, ma è comprensibile che questi, se messi in fila, possano risultare indigesti a qualcuno.