Primarie si, primarie no? Bel dilemma per il campo largo. E bel dilemma, in particolare, per
la segretaria del Partito democratico Elly Schlein. La leader dem, infatti, è ben conscia di tutte le insidie che si nascondono sul suo cammino di qui a quando la coalizione di centrosinistra prenderà forma e sceglierà la sua guida. E soprattutto Schlein è a conoscenza del fatto che quelle insidie nascono anche all’interno del Pd. Per questa ragione, anche se pubblicamente ha dichiarato di essere più che disponibile alle primarie, in privato con gli esponenti dem che le sono più vicini la segretaria è molto più cauta. Non si fida di quanti prima non erano d’accordo con l’idea di scegliere il candidato premier ai gazebo e ora hanno cambiato idea. Non si fida dei possibili competitor, da Giuseppe Sala a Silvia Salis.
Anche attraverso le primarie il modo per mettere in difficoltà Schlein c’è. E poi finora le primarie nel centrosinistra sono state fatte solo per acclamare un leader, non sono mai state una vera competizione. Questa volta sarebbe diverso, questa volta la lotta sarebbe all’ultimo sangue, pardon voto. E quindi Schlein preferirebbe il metodo, semplice e lineare, adottato dal centrodestra: la leader o il leader del partito della coalizione che raccoglie i maggiori consensi guida lo schieramento e si candida a palazzo Chigi. In questo modo nessuno potrebbe cercare di tendere trappole alla segretaria del Partito democratico, né nelle urne dei gazebo, né nelle pericolose ed estenuanti trattative dei caminetti.
Ma Giuseppe Conte ha un problema a questo riguardo: per gli elettori del Movimento 5 stelle è più facile ingoiare il rospo di un candidato premier del Pd se ci sono le primarie.E a proposito di primarie, di quelle del Pd, questa volta: fino a poco più di una settimana fa quella parte dei dirigenti dem che spingeva per il congresso anticipato stava studiando l’iter attraverso il quale arrivare a questo appuntamento. L’idea, per arginare le correnti (o come preferiscono chiamarle con pudicizia al Pd, le aree) che sostengono la segretaria, era quella di presentare ai gazebo una lista unica di sostegno a Schlein. In un solo listone è più difficile per le correnti fare giochi e giochetti e, sopratutto, è assai complicato “pesarsi”. Questo vale soprattutto per la componente cosiddetta di Montepulciano, che, ufficialmente, sostiene Schlein senza se e senza ma e di cui la segretaria non si fida al cento per cento. Ma adesso l’idea del congresso anticipato sembra aver perso slancio negli ambienti più vicini alla segretaria. I tempi infatti sono molto stretti. C’è il referendum, ci sono le elezioni amministrative a maggio, poi c’è la coalizione da costruire e il candidato premier da scegliere con un certo anticipo perché se si arriva all’ultimo minuto utile a operare questa decisione la credibilità del centrosinistra rischia di appannarsi. Per queste ragioni la tabella di marcia negli ultimissimi giorni sembra essere cambiata. Tra i tanti problemi che la riforma elettorale Made in Meloni comporta al Pd ce n’è uno in particolare. Ufficialmente il Partito democratico oltre a essere contro questo nuovo sistema è assolutamente contrario anche all’idea delle liste bloccate. In realtà, non è così. I parlamentari pd (ma anche quelli degli altri partiti, inclusi i partiti di maggioranza ) non sono più in grado, tranne rare eccezioni, di raccogliere molti consensi. Consiglieri comunali e regionali hanno molti più voti di loro e potrebbero essere tentati dall’avventura politica a livello nazionale. Perciò meglio evitare le preferenze, anche se il rischio è che le liste le decida la segreteria. Comunque un parziale antidoto a questo pericolo c’è: le parlamentarie per scegliere chi ha i numeri per entrare in lista, lasciando alla segreteria la scelta delle teste di lista e dell’inserimento di alcune personalità di spicco non provenienti dalla politica.