“Signor direttore, scriviamo quali difensori di una delle maestre indagate nella vicenda del Nido Farnesiana.
Abbiamo ritenuto opportuno far sentire la nostra voce dopo l’articolo su Libertà del 5 dicembre. Il giornale ha ritenuto di dare spazio a chi si lamenta di una giustizia lenta, a chi fa capire di essere in attesa, da troppo tempo, di una sentenza, di una sentenza sì, ma di condanna.
E’ noto che i processi non devono obbligatoriamente finire con una sentenza di condanna, vi è spazio anche per una sentenza di assoluzione. Diversamente non sarebbero necessarie le attività istruttorie che hanno come finalità la acquisizione delle prove di quanto è veramente accaduto.
Se del tempo è trascorso, tanto è dovuto alla ricerca della verità storica. Ben si può dire che non è stato tempo perso.
Il Giudice ha dato ingresso a due attività istruttorie molto importanti : la perizia sui filmati realizzati dai Carabinieri e la trascrizione delle intercettazioni ambientali effettuate sempre dai medesimi Carabinieri.
(E, come ricordato anche nell’articolo, gli arresti e le indagini furono condotte dai Carabinieri della Levante di quel periodo.)
I risultati hanno dato significativi contributi alla ricostruzione di fatti. Come ben ricorda anche Libertà nell’articolo
succitato, è emerso, tra l’altro, che i filmati depositati presso la Procura della Repubblica dai Carabinieri non sono i filmati originali. Il perito nominato dal Giudice è chiaro su questo aspetto, che a nostro modesto avviso non è secondario.
Rimane aperta la domanda su dove sia l’originale dei filmati.
Le trascrizioni, sempre a mezzo perito nominato dal Giudice, hanno evidenziato palesi divergenze tra i colloqui effettivamente intercorsi e quanto scritto dai Carabinieri che ascoltavano.
Sul punto richiamiamo quanto scritto da Libertà in data 27 maggio 2017. In prima pagina e a caratteri cubitali scriveva : “Se ci vedessero fare così ci arresterebbero“. Libertà in quella data metteva in bocca alle maestre indagate una frase gravissima. All’esito della perizia trascrittiva delle intercettazioni ambientali, è emerso che quella frase, così enfaticamente proposta ai lettori, non è mai stata detta.
In conclusione crediamo che il tempo sia galantuomo, e che, come sempre, scopre la verità.
Il tempo nel processo penale è spesso necessario e del processo stesso non rappresenta una componente negativa”.
_ Luigi Alibrandi
_ Vittorio Antonini