Sono riuscito a dormire. Sognando di trovarmi a cena con un tipo che aveva rubato. E che continuava a rubare non già perché fosse costume di tutti i politici farlo, lui non smetteva piuttosto per la semplice ragione che: “mi viene più comodo”. Capirete l’incubo, interrotto per fortuna dall’alba. Quando, come ogni giorno, si nettano le protesi, si soddisfano necessità primarie e s’ingolla la solita ciofeca di caffè della solita Nestlé fintantoché, giunta l’ora, i giornali: l’adorato Foglio, la vergogna abituale del solito Fatto, per arrivare infine all’aristocrazia del Corriere della Sera e perciò, sul Corriere stesso, all’imperdibile Massimo Gramellini. Qui davvero si nascondeva l’angoscia mia: che tra il perbenista della mattina presto e il mascalzone della notte buia, la simpatia per il mascalzone debordava.