Perché è saltata l’alleanza Generali-Natixis

Redazione Online
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|1 mese fa
Foto Ansa
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La fine del progetto di joint venture tra Generali e Natixis è il primo, vero segnale della nuova stagione di Mediobanca, azionista di riferimento del Leone con il suo 13%. La decisione non è un incidente di percorso ma un atto politico-finanziario che dice molto più di quanto sembri: Generali ha scelto l’appeasement. Verso il governo, che aveva fatto intendere informalmente di poter tirare fuori lo strumento del golden power, e verso le minoranze forti, Caltagirone e Milleri, che da mesi contestavano un’operazione considerata sbilanciata e potenzialmente pericolosa per il presidio nazionale del risparmio. Il risultato è esattamente quello che auspicavano entrambi. Il governo ottiene lo stop a un accordo percepito come troppo francese nella governance e troppo fragile nella garanzia che le leve strategiche restassero in Italia. Le minoranze rivendicano di aver difeso un principio chiaro: se il risparmio degli italiani si raccoglie in Italia, le decisioni fondamentali su come gestirlo non possono essere prese altrove. E’ la sintesi di una posizione: tutelare la stabilità del sistema e impedire che asset strategici vengano declassati a pedine di operazioni di ingegneria finanziaria. Il progetto Natixis, costruito per dare vita a un player europeo dell’asset management, soffriva secondo molti osservatori di un vizio di base: l’assetto di vertice sarebbe stato interamente francese, il 50-50 formale rischiava di trasformarsi in un 70-30 sostanziale e l’operazione di Donnet è stata architettata a poche settimane dal rinnovo del cda. Antonio Nicita, senatore del Partito democratico, mesi fa su questo giornale aveva notato che l’operazione Generali-Natixis era troppo rischiosa: mancava chiarezza sull’autonomia degli asset conferiti alla nuova società, sui vincoli regolatori e sull’impatto potenziale sui titoli di Stato. Inoltre richiedeva una rigorosa valutazione antitrust sui mercati italiani del risparmio. Per un’operazione di tale rilevanza strategica, ha scritto Nicita, servivano trasparenza, condizioni precise e garanzie solide. Condizioni che, alla luce dello stop di ieri, evidentemente non vi erano.

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