Maneggiare con cura: se c'è vero allarme se ne parli alle Camere

La violenza politica non può essere tema da campagna elettorale. E come premessa di ogni dibattito servirebbe il "mea culpa" di partiti e leader su come hanno cercato il consenso in questi a

Marco Iasevoli
|4 mesi fa
Ansa | Giorgia Meloni ed Elly Schlein
Ansa | Giorgia Meloni ed Elly Schlein
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Se il governo ritiene che ci sia un reale «clima di odio politico» nel Paese, si affidi a piene mani alla Costituzione, la quale indica la via maestra del Parlamento per affrontare le emergenze e le necessità improrogabili del Paese. Si vada nelle Aule dati alla mano, illustrati direttamente dalla presidente del Consiglio, e si proponga ai gruppi parlamentari una strategia per contrastarla.
Con una premessa, magari. Una premessa comune, trasversale, multipartisan. Una premessa attesa da milioni e milioni di italiani ormai allontanatisi dalle urne e dalla semplice idea di continuare a seguire un dibattito politico in cui le volgarità sono più delle idee. Una premessa sintetizzabile in una sola ammissione-confessione: «Scusateci». Ciascuno per la sua parte, leader e partiti si scusino per un decennio di manipolazioni dei fatti, fake news, aggressioni giustizialiste, criminalizzazioni di categorie ed esseri umani, scientifiche strategie di “character assassination”, delle “Bestie” e delle bestioline con cui hanno letteralmente infestato i social network, tradendo il senso stesso della politica. Delle scuse propedeutiche ad abbassare realmente i toni e a convergere su temi oggi divisivi nel corpo sociale - a partire dalla politica estera-, a ristabilire il significato di “maggioranza” e “opposizione” nella democrazia parlamentare.
Ma se invece non c’è alcuna voglia di andare in Aula, se di «clima d’odio» si vuol parlare solo nelle piazze elettorali o televisive o social e davanti alle platee di “tifosi”, se #violenzapolitica è solo un hashtag per agganciarsi ai trend sovranazionali, beh allora sarebbe più saggio e costruttivo ritirare l’allarme. Il giochino pericoloso che si innescherebbe non varrebbe lo zerovirgola che si presuppone di guadagnare in una cabina elettorale marchigiana o calabrese. Se c’è un tema reale e urgente, lo si porti in Parlamento domattina, senza indugi. Diversamente si colgano le conseguenze negative, che nel tempo non risparmiano nessuno, dell’ulteriore scivolamento verso un logorante “bipolarismo fazioso”.

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