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Editoriali

I mercati non drammatizzano l’Iran

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I mercati non drammatizzano l’Iran
Una reazione più composta delle attese da parte di Wall Street ha arginato ieri il rischio di smottamento dei mercati finanziari europei dopo che nel fine settimana le tensioni in medio oriente sono sfociate in un vero conflitto. Sicuramente, come fanno notare diversi analisti, l’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran, è andato oltre una logica di deterrenza assumendo una portata più ampia con potenziali impatti economici, ma gli investitori globali hanno imparato a tenere i nervi saldi dopo i vari choc geopolitici degli ultimi anni. Così i cali degli indici globali sono stati tutto sommato contenuti (gli asiatici e gli europei hanno contenuto le perdite intorno al 2 per cento mentre quelli americani hanno ruotato intorno alla parità fino a metà seduta) di fronte a uno scenario internazionale infiammato in cui il blocco dello Stretto di Hormuz – con conseguente crisi energetica – è emerso come la preoccupazione principale. Insomma, l’Epic Fury (così è stata battezzata l’operazione dal Pentagono) ha spaventato i mercati ma non ha creato vero panico. Uno degli effetti più temuti dell’aumento dei prezzi dei beni energetici (petrolio e gas) è rappresentato dal cambio di rotta della politica monetaria delle banche centrali che si renderebbe necessario per domare le fiammate inflazionistiche. Ma è come se tutto questo fosse prematuro perché a prevalere, per ora, è un clima di attesa, di desiderio di maggiore chiarezza sugli sviluppi futuri. La domanda più ricorrente è: quanto durerà? Il presidente americano, Donald Trump, ha parlato di un mese, ma chissà. Intanto, è ripartita la corsa ai beni rifugio come l’oro e i titoli di stato. Non è un caso che, nel primo giorno di collocamento, il nuovo Btp Valore – emissione dedicata ai piccoli risparmiatori – abbia superato in termini di sottoscrizioni (6 miliardi) quella di ottobre 2025 che pure era stato un record (5,4 miliardi). Piacciono i Btp ma sono tornati gli acquisti anche sui Bund tedeschi, tant’è che lo spread dei rendimenti tra i due è salito da 60 a 65 punti base.