Se c’è una cosa che la Commissione europea sa fare, sono gli accordi di libero scambio.
Quello concluso martedì 27 febbraio con l’India – “la madre di tutti gli accordi commerciali”,
come è stato ribattezzato da Ursula von der Leyen – lo dimostra: la
capacità unica dei funzionari della Commissione di negoziare per aprire mercati è un elemento di forza straordinario che può essere messo al servizio della geopolitica. Non è solo l’India. E’
il Mercosur (firmato il 17 gennaio), è l’Indonesia (concluso nel 2025), è il Messico (modernizzato un anno fa), è il Cile (entrato in vigore un anno fa), è il Giappone (in applicazione da sette anni), è il Canada (applicato in modo provvisorio dal 2017). E’ anche il Regno Unito (con l’accordo negoziato nel dolore dopo la Brexit che regola le relazioni post divorzio dal 2021).
La rete degli accordi di libero scambio è uno strumento per espandere il soft power dell’Ue a livello globale. E’ una protezione di fronte al ritorno della politica della forza imposto da Donald Trump, Xi Jinping e Vladimir Putin. Senza un esercito in un mondo di bruti, l’Ue ha comunque un’arma potente.
“L’Europa e l’India stanno scrivendo la storia. Abbiamo concluso la madre di tutti gli accordi. Abbiamo creato una zona di libero scambio di due miliardi di persone, da cui entrambe le parti trarranno beneficio”, ha detto Ursula von der Leyen, ricordando che
nell’èra di Trump e Xi “il commercio è sempre più utilizzato come arma”. Donald Trump ha dato una mano all’Ue e all’India. Prima del suo ritorno alla Casa Bianca i negoziati sull’accordo di libero scambio andavano a rilento. Lanciati nel 2007, interrotti nel 2013, rilanciati nel 2022, i negoziati hanno subito un’accelerazione lo scorso anno.
L’India ha subìto dazi del 50 per cento da Trump. L’Ue è stata minacciata da dazi del 25 per cento prima di concludere un accordo sfavorevole con Trump, che li ha portati al 15 per cento. All’inizio del suo secondo mandato, von der Leyen ha scelto di portare a Nuova Delhi tutta la Commissione. E’ stato “un punto di svolta”, ci ha spiegato uno dei negoziatori, sottolineando la “dimensione geopolitica” dell’accordo.
I
benefici economici per l’Ue sono molti. “Ci aspettiamo che l’accordo apra mercati che sono stati finora chiusi per l’elevato livello dei dazi”, ha spiegato una fonte della Commissione. “Gli esportatori europei risparmieranno 4 miliardi di euro l’anno rispetto ai dazi che hanno pagato finora”. I dazi sul 90 per cento dei beni dell’Ue saranno ridotti o azzerati. La Commissione si aspetta di raddoppiare il volume delle sue esportazioni verso l’India. Le automobili – settore prioritario per la Germania e per la stessa von der Leyen – sono un esempio. Attualmente l’India applica un dazio del 140 per cento, che limita le esportazioni di auto dall’Ue a poche migliaia di unità l’anno. La Commissione ha ottenuto una quota tariffaria di 250 mila automobili per le quali il dazio sarà ridotto gradualmente al 10 per cento. I dazi sui macchinari (attualmente fino al 44 per cento) saranno azzerati, come quelli su aerei (dall’11 per cento), prodotti chimici (dal 22 per cento) e farmaceutica (dall’11 per cento).
Anche
il settore agro-alimentare europeo ha molto da guadagnare. Memore delle rivolte degli agricoltori contro il Mercosur, la Commissione è stata attenta a escludere del tutto alcuni prodotti sensibili (come riso, zucchero, etanolo, carne di manzo, carne di pollo, latte in polvere, banane, miele e aglio) dall’ambito dell’accordo. Ma
i dazi proibitivi sull’agrifood (in media oltre il 36 per cento) saranno ridotti o eliminati del tutto. Il vino – settore prioritario per paesi come Francia e Italia – vedrà i dazi ridursi immediatamente dal 150 al 75 per cento per scendere successivamente al 20 per cento. L’olio d’oliva passerà dal 45 per cento a zero. L’India è fortemente protezionista nel settore agricolo. L’Ue avrà “un accesso senza precedenti al suo mercato per il settore agro-alimentare, se si paragona a quanto l’India ha concesso in accordi con altri paesi”, ci ha detto il negoziatore.
I negoziati con Nuova Delhi non sono stati facili, per ragioni politiche, economiche e storiche. Anche il primo ministro indiano, Narendra Modi, è confrontato a lobby influenti e rumorose, compresi gli agricoltori. Più volte, i negoziatori indiani hanno rigettato alcune richieste dell’Ue sul rispetto degli standard ambientali o sull’impegno a restare nell’accordo di Parigi come imposizioni neocoloniali che intaccano la sovranità dell’India. “Hanno detto di non voler sottomettersi a un nuovo tipo di colonialismo attraverso un accordo commerciale”, ha confessato una fonte della Commissione. “In alcuni casi l’Ue ha dovuto accettare meno di quanto avrebbe voluto”, con “risultati modesti in alcune aree”. L’accordo non include capitoli sugli appalti pubblici, l’energia, le materie prime e gli investimenti manifatturieri.
Al di là dei numeri, c’è la portata geopolitica dell’accordo di libero scambio tra Ue e India. “Il commercio tra i nostri due continenti scorre da secoli”, ha detto il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa. Portoghese con origini indiane, Costa ha una profonda conoscenza della storia e un istinto che lo proietta fuori dai confini dell’Ue. I leader europei non menzionano mai Trump. Ma “il commercio è un fondamentale stabilizzatore geopolitico”, ha ricordato Costa. “L’accordo di libero scambio tra Europa e India è una chiara scelta strategica. Una scelta di certezza e prevedibilità in un mondo incerto”, ha detto von der Leyen.
Il commercio è una competenza esclusiva della Commissione, conseguenza della creazione del mercato unico e dell’unione doganale. Dazi, barriere non tariffarie, standard, regolamentazioni sono da decenni il pane quotidiano dei funzionari della Commissione. Anche con Donald Trump si erano preparati a usarli per proteggere gli interessi europei dalla guerra tariffaria, salvo essere costretti a una marcia indietro per volontà di von der Leyen e di una maggioranza di stati membri. L’accordo con l’India è un raro successo politico per von der Leyen, dopo un 2025 molto difficile. Forse capirà che il modo migliore per fare geopolitica è far fare alla Commissione ciò che i trattati le hanno attribuito: la politica commerciale. E forse non esiterà più a entrare in un rapporto di forza. Il lavoro non è finito con “la madre di tutti gli accordi commerciali”. Dopo l’India è il momento dell’Australia, della Malesia, delle Filippine e degli Emirati Arabi Uniti.