Un cambio di passo fortemente voluto dal ministro Raffaele Fitto. Il vero sforzo che Palazzo Chigi dovrà fare ora è riconquistare la fiducia degli operatori economici, anche internazionali, convincerli che la Zes unica del Sud è qui per restare e che sarà fatto tutto ciò che è necessario per farla funzionare con un’assunzione di responsabilità e di impegno senza precedenti. Sarebbe l’unico modo per far dimenticare a imprese e banche che avevano programmato investimenti produttivi nelle otto precedenti Zes il disagio e lo sconcerto che quel cambio di passo improvviso ha generato. Però, il pasticcio del credito d’imposta, con la querelle tra il ministro Fitto e l’agenzia delle Entrate, è un debutto poco promettente per il nuovo modello. Le aziende si attendevano il 60-70 per cento di copertura e invece sarà il 16-17 per cento per il semplice motivo che allargando il campo della Zes a tutto il Sud si sono ristrette le già scarse risorse stanziate. Superare una lunga fase di stallo con una nuova incertezza per chi investe nel Mezzogiorno è esattamente ciò che non sarebbe dovuto accadere. Se Meloni e Fitto credono davvero nella Zes unica dovranno essere molto convincenti al di là del piano strategico, che resta un’enunciazione di principi sulla carta.
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