Leggo, e poi controllo – forse non è vero – che
Michele Santoro ha detto nella trasmissione di Floris che “Zelensky è un morto che cammina”. Avevo pensato che forse non fosse vero, e poi avevo pensato che forse l’aveva detto per dare un allarme, per solidarizzare.
L’ha detto con un gran compiacimento. Era contento di dirlo. Ieri ho letto – non ho avuto bisogno di controllare – che
Sergej Viktorovicč Lavrov, il ministro degli esteri della Federazione russa, ha detto che Zelensky non ha altro interesse che prolungare il conflitto “per una questione di sopravvivenza politica, e forse anche fisica”. Molto più misurato di Santoro, la classe diplomatica non è acqua, ma il concetto è quello.
Zelensky fu chiamato così, un morto che cammina, un dead man walking, fin dal 24 febbraio del 2022. Ha camminato così, da condannato a morte, per quasi quattro anni. Ha perduto molto del sostegno di cui era investito in quei primi giorni, i sondaggi dicono che oggi, se si potessero svolgere le elezioni, resterebbe in testa alle preferenze ma con il solo 20 per cento. Non è tanto, e del resto potrebbe anche rinunciare a candidarsi, e mirare solo ad assicurare la sopravvivenza politica, e forse fisica, del suo paese. Quattro anni così lasciano il segno. Riguardando Santoro e Lavrov, li ho trovati piuttosto appesantiti.