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Se’ già costì ritto, Bonifazio?

Abbiamo da poco celebrato i solenni funerali di papa Francesco, nel bel mezzo dell’Anno giubilare. Ad iniziare la serie degli anni giubilari è stato papa Bonifacio VIII...

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Se’ già costì ritto, Bonifazio?
Abbiamo da poco celebrato i solenni funerali di papa Francesco, nel bel mezzo dell’Anno giubilare. Ad iniziare la serie degli anni giubilari è stato papa Bonifacio VIII. Una tempra assai diversa da quella di papa Francesco. Potremmo dire, più politico che pastore. E Dante, che proprio a causa di Bonifacio VIII ha dovuto sperimentare l’esilio e del quale, comunque, disapprovava la politica di attaccamento al denaro, benché ne riconoscesse la dignità di successore di Pietro, non si mostrò certo benevolo nei suoi riguardi. Anticipando i tempi della sua morte, almeno nell’impianto poetico della Divina Commedia, immaginata proprio nell’Anno giubilare del 1300, lo colloca addirittura nel profondo dell’Inferno, nell’ottavo cerchio, nel terzo avvallamento delle Malebolge, dove sono condannati i simoniaci, cioè coloro che hanno abusato dei beni della Chiesa per arricchirsi. Dante crea un equivoco. Si trova sulla bolgia dove era impiantato a testa all’ingiù papa Niccolò III, notoriamente simoniaco. Egli scambia Dante per Bonifacio VIII. E gli grida: “se’ già costì ritto, / se’ tu già costì ritto, Bonifazio?”. Lo rimprovera di aver dilapidato i beni della Chiesa per suo vantaggio. E a questo punto, Dante non trattiene la sua invettiva contro la simonia dei papi: “Deh, or mi dì: quanto tesoro volle / nostro Segnore in prima da san Pietro / ch’ei ponesse le chiavi in sua balia? / Certo non chiese se non ‘Viemmi retro’”. E poiché Dante era convinto della veridicità dell’atto di donazione di Costantino, non esita ad attribuire, erroneamente, a tale donazione di beni alla Chiesa, la causa vera della simonia: “Ahi Costantin, di quanto mal fu matre, / non la tua conversion, ma quella dote / che da te prese il primo ricco patre!”. Di certo, proprio in questo Anno giubilare, tale episodio suona come un appello per la Chiesa ad utilizzare tutti i beni che la Provvidenza ha messo nelle sue mani a vantaggio dei più bisognosi, per dare cioè dignità a chi si trova in condizioni al limite del disumano. Era il sogno di papa Francesco: una Chiesa povera per i poveri! Una Chiesa intenta, in nome di Gesù Cristo, a riscattare gli scarti della società, nell’atto stesso di liberare l’umanità dalla schiavitù del sistema del peccato, che sta alla radice di tutti di scarti umani.

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