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Lido Raimondo

A Venezia si aprono le danze con un grande assente

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A Venezia si aprono le danze con un grande assente
Foto Ansa
"Com’è triste Venezia, soltanto un anno dopo” cantava Charles Aznavour nel 1965. Ma sono passati sessant’anni, è il 2025, e rispetto all’anno scorso Venezia non è affatto triste, anzi. Ho lasciato il Lido a settembre scorso che stavano arrotolando via il red carpet spugnoso di pioggia e l’aria sapeva già di autunno, immagine – questa sì – malinconica; mentre ieri, al mio ritorno come corrispondente per questo giornale alla Mostra del Cinema di Venezia, il sole luccicava sulla laguna e il tappeto rosso fiammante veniva steso con perizia – lo stesso dell’anno scorso fresco di lavanderia, o uno nuovo caldo di tappezzeria? Chissà, chiederò in questi giorni agli amici della Biennale. Sì, amici: perché qui il clima è amichevole e allegro, altro che Aznavour. Nei giorni scorsi su Whatsapp era tutto un “Ci sei anche quest’anno a Venezia? Che bello!” fra noi reduci dell’anno scorso; e infatti eccoci tutti qui, sul retro del Palazzo del Casinò, in fila per ritirare il nostro accredito. Siamo proprio tutti quelli dell’anno scorso, in un anno non è morto nessuno – destino non banale di questi tempi per i giornalisti, ma del resto qui siamo a Venezia, mica a Gaza.
Tutto pronto dunque per la cerimonia d’apertura di questa sera, madrina Emanuela Fanelli, film d’apertura “La Grazia” di Paolo Sorrentino. Per l’occasione l’assessore Michele Zuin ha anche fatto cacciare i senza tetto dal Lido, lo ha anche rivendicato su un gruppo Facebook dove però i residenti lamentano sia solo un intervento fatto per la Mostra, ma Zuin assicura che il decoro continuerà anche dopo – l’importante è che non lo faccia durante: quelli che dormono in giro per le strade del Lido nei giorni della Mostra non sono balordi ma cinefili, svenuti fra una proiezione all’alba e un film sudestasiatico di quattro ore e un quarto.
Ma gli occhi sono tutti puntati sul red carpet di cui sopra: l’anno scorso il suo attraversamento fu l’ultimo atto pubblico da ministro della cultura per Gennaro Sangiuliano, prima che l’affaire Boccia lo travolgesse fino alle dimissioni – arrivate a fine Mostra, come i premi. E quest’anno l’attuale ministro, il supercazzolaro Alessandro Giuli, ci sarà? O deve andare alla commemorazione di qualche guerra punica, come fece ad agosto per l’anniversario della strage di Bologna? Tocca controllare il calendario – ma non il nostro, bensì quello lunare o tuttalpiù quello giuliano. O forse il ministro è trattenuto a Roma, per allineare CasaPound ai criteri di legalità?
Di certo, si segnala già un grande assente dal tappeto rosso di Venezia 2025: il regista che più ha fatto tremare il cinema italiano contemporaneo e il suo sistema di finanziamento, e il cui film è forse il titolo nazionale più popolare di quest’anno benché sia ancora inedito. Sto parlando ovviamente di Rexal Ford, alias Francis Charles Kaufmann, accusato e attualmente detenuto per il duplice omicidio di Villa Pamphili a Roma, nonché autore di “Stelle della notte”, film per il quale Ford/Kaufmann o chi per lui ha preso più di 800 mila euro di fondi pubblici. Il film non è in programma alla Mostra, nemmeno in qualche sezione collaterale; e il fatto che non sia mai stato girato è un problema del tutto pretestuoso, anche il film di Franco Maresco (in concorso) è un film su un film che non è più stato realizzato. In compenso, per gli appassionati del crime, alla Mostra ci sarà il Mostro (di Firenze): si vedranno in anteprima i primi episodi della serie di Sollima per Netflix sul celebre serial killer italiano. Insomma, che si aprano le danze! Io son qui, a bordo red carpet con un bicchiere in mano, che osservo e vi racconto.