San Remo, per liberarmi non di te ma
dell’insopportabile Amadeus ascolto la canzone di un cantante che non sarà al festival, ed è la prima canzone italiana bella del 2024. Forse anche l’ultima o la penultima, visto lo stato agonico della canzone italiana. Si intitola “Fosforo”, la canta Amalfitano con un intervento di Francesco Bianconi.
Dentro più che i Baustelle ci sento Iglesias, Alice, dunque il Battiato pop, e altro ancora fra Settanta e Ottanta. Gabriele Amalfitano fisicamente ha qualcosa di Gian Maria Volontè ma politicamente, o antropologicamente, ha un indirizzo diverso, Piazza Euclide. Insomma è un pariolino, ha pure due cognomi (all’anagrafe è Mencacci Amalfitano).
Nel video dipinge e mi ha ricordato Tano Festa, Mario Schifano,
una Roma leggendaria. Dopo averlo ascoltato e riascoltato il giorno dopo mi sono ritrovato sull’Autostrada Adriatica all’altezza di Marotta. E ho sentito il canto di una sirena. Senza pensarci due volte sono uscito al casello e sono entrato in uno dei capolavori della canzone italiana: “Il mare d’inverno”. Composta a Marotta, da Enrico Ruggeri, in un giorno di ispirazione e vento.
Un’altra canzone che non venne presentata al festival. Di cui pertanto non c’è questo gran bisogno, San Remo.