Beata Natalia,
Natalia che stavi al piano di sopra, sopra la redazione del Foglio, e che ora sei per me protettrice o almeno ispiratrice, leggendo “Le piccole virtù” ho scoperto che scrivevi sul Mondo e scrivendo io sul giornale erede del Mondo ti sento vicina doppiamente. Poi ho scoperto che eri cattolica:
scegliesti il battesimo, da adulta, quindi ti risposasti in chiesa, infine chiedesti funerali cattolici. Mentre gli ignoranti e i pigri continuano a definirti ebrea, condividendo coi nazisti l’idea che contino più il sangue e i cognomi (Levi! Ginzburg!) delle scelte personali. Fra l’altro nelle “Piccole virtù” ho trovato molti passaggi molto evidentemente cristiani, molti riferimenti biblici e non veterotestamentari: neotestamentari.
Nel capitolo “I rapporti umani”, fra le pagine più belle che abbia mai letto, con la suprema praticità del tuo stile poni la questione evangelica del prossimo: “Come amare il nostro prossimo, che ci disprezza e non si lascia amare? Fra case altissime abitate dal prossimo, dal prossimo che non ci ama e che è impossibile amare...”.
Insofferente a ogni retorica, a ogni orpello, trascinavi ogni cosa al suo dato essenziale. Come amare questo prossimo tanto odioso? L’ultima parola del capitolo è “misericordia” e sarà questo il modo: praticare la compassione per la comune caducità.
Così sia, Natalia.