In America lo chiamano blues post-olimpico. Blues, tristezza. Un’esperienza che hanno provato in tanti, da
Michael Phelps, l'olimpionico più vincente con 28 medaglie, a
Simone Biles con le sue 7 medaglie, fino a
Allison Schmitt e
Adam Peaty, rispettivamente 10 e 5 medaglie in piscina. Loro lo hanno ammesso.
È impossibile dire con precisione quanti atleti sperimentino questo down post-olimpico. Negli Stati Uniti stanno facendo delle ricerche accademiche, ma non tutti gli atleti sono disposti a parlare delle proprie emozioni negative. La psicologa Karen Howells dice di non poter fare un bilancio preciso, ma "non ho ancora incontrato un olimpionico che non abbia sperimentato la depressione post-olimpica". Uno studio del 2023 su 49 olimpionici danesi ha rilevato che il 27 per cento aveva un benessere inferiore alla media o una depressione da moderata a grave. Ci sono sintomi tipici. "Erano socievoli ed estroversi e ora non lo sono più. Cominciano a mangiare e a dormire un po’ meno. E si isolano socialmente. È un segnale comune per gli atleti d'élite: non rispondono a whatsapp, e-mail e chiamate. Improvvisamente tutti li riconoscono, li vogliono, li invitano, e loro non si sentono più l'energia mentale necessaria per parlarne con tutti”.
Tra i rifugi possibili la dipendenza dall'alcol e il sovrallenamento: tutti comportamenti distruttivi che l’atleta metta in atto cercando di colmare il vuoto. Cody Commander, responsabile della salute mentale del team Usa per le Olimpiadi di Tokyo, lo spiega come un crollo emotivo. "
Una volta arrivati lì, è normale chiedersi: e ora? Si trovano all’improvviso senza programmi e senza spettatori e non sanno cosa fare. Gli atleti d'élite sono abituati ad avere ogni minuto pianificato ogni giorno per anni.
Quando non c'è un piano, la sensazione è di sentirsi persi. Dopo anni di allenamenti, l’improvvisa differenza è difficile da accettare: la libertà sembra quasi imbarazzante".
Al disagio si aggiungono rabbia, frustrazione, irritazione: sentimenti del tutto normali dopo il picco di adrenalina sul palcoscenico più importante del mondo.
Gli Stati Uniti hanno una squadra di 15 esperti che si concentrano sulla salute e sulle prestazioni mentali e che si incontrano regolarmente con i colleghi di Canada, Gran Bretagna, Australia, Danimarca e Paesi Bassi. La Gran Bretagna si è concentrata sulla decompressione delle prestazioni, in più fasi. Un’esperienza mutuata da quella dei soldati di ritorno da missioni di guerra. In alcune aree dell'esercito, prima del ritorno a casa, è prevista una sosta in cui le persone vengono supportate per dare un senso alla loro esperienza. Parlarne, comprendere e riconoscere le emozioni che potrebbero essere emerse è importante prima di tuffarsi direttamente nella vecchia vita.
Domenica sera,
Julio Velasco è riuscito a riconoscere la tristezza tra i sentimenti che ha provato
dopo il primo oro olimpico della sua vita, a 72 anni. "Nella pallavolo ora non mi manca niente. E nella vita? Vorrei rinascere di nuovo".
Domenico Fioravanti, che a Sydney 2000 fu il primo italiano a vincere un oro olimpico nel nuoto, ha detto che è il primo problema dello sport. "Nessuno ti prepara al dopo. Non sai che è tutto molto breve, non sai che non ne avrai tante di giornate più belle della tua vita da goderti". O forse lo sai, lo intuisci, e per questo non te ne fai una ragione.