E’ un’iniziativa piacevole e istruttiva quella di Rep. di pubblicare ogni giorno online, rubricata “Repubblica 50”, una prima pagina del suo mezzo secolo di storia. Ieri è toccato alla celebre “cacciata” di Luciano Lama, segretario della Cgil, il 17 febbraio 1977 dalla Sapienza di Roma, in pieno clima di rivolta “creativa” ma anche di violenza politica dell’Autonomia. Si cominciò con l’ironia dissacrante degli Indiani metropolitani “I Lama stanno nel Tibet”, “L’ama o non Lama” e “Non Lama nessuno”. Si finì presto con le botte e le spranghe tra Autonomia, servizio d’ordine del Pci e agenti. Brutta pagina, e oggi è facile riconoscere la ragione di Lama, che voleva riportare un clima di libertà in ateneo. Passati 50 anni, non c’è nemmeno ironia nell’ideona di una studentessa dei collettivi dell’Università di Padova, che all’inaugurazione dell’anno accademico s’è sfilata una camicia nera concionando: “Molti dovrebbero sfilarsela per davvero”. Un covo di fascisti? Del resto a Padova l’inizio anno è ormai uno show per ragazzi, due anni fa ci fu la protesta contro il merito, “sentiamo il peso di aspettative asfissianti”. Del resto l’attivista scamiciata è la stessa che definì il Senato accademico un posto “pieno di baroni sionisti”. Ma a Padova, manco un Lama che abbia provato a resistere.