L’omosessualità nella Chiesa: non si fa analisi, ma propaganda

Mons. Charamsa sa benissimo che il celibato chiede una rinuncia costosa a tutti i sacerdoti gay e non

padre Amedeo Cencini
|10 anni fa
L’omosessualità nella Chiesa: non si fa analisi, ma propaganda
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Dinanzi al gesto di mons. Charamsa, l’officiale della Congregazione per la Dottrina della Fede che ha confessato d’esser omosessuale (svelando pure di avere da tempo un “amico”), la sensazione immediata è quella d’un tempismo sospettoso, con l’intento abbastanza scoperto di esercitare una certa pressione mediatica sul Sinodo. Di fatto non è una novità, non fosse per il prestigio del personaggio e l’importanza dell’evento. La questione omosessuale ormai si trascina da tempo, o forse sarebbe più corretto dire che un certo pensiero dominante si sta imponendo con sempre maggior forza. Abbiamo detto “pensiero”, ma in realtà non siamo di fronte a una logica argomentativa, a una riflessione come un tema simile meriterebbe (sul significato, le origini psicogenetiche, la tipologia...), a un’analisi accurata a più voci... No. Assistiamo piuttosto a qualcosa che è più simile a una propaganda sistematica, forte d’un certo sostegno politico (trasversale) e massmediatico (dalla carta stampata alle fiction televisive), e che trova il punto di più alta visibilità nelle manifestazioni e provocazioni dell’omosexual pride, e l’argomento più efficace – a livello d’opinione pubblica – nelle rivendicazioni contro le intolleranze di certa cosiddetta omofobia.Il risultato è una pressione d’una notevole entità e forza condizionante, ma povera sul versante della riflessione. Per questo la pressione è pericolosa, come tutto ciò che è allergico alla fatica dell’analisi e del confronto, e alla fine impone la dittatura del pensiero unico. Ma ove uno pensa per tutti, nessuno è più libero e motivato a cercare responsabilmente la verità. Mentre si aprono abissi d’allegra ignoranza collettiva. Una prova? Si continua ancora a parlare di omosessualità come n’esistesse solo un tipo, mentre chi ha un minimo di conoscenze in tal campo sa che il discorso è articolato, e se c’è una tendenza in tal senso che è strutturale e tende a rimanere, ve n’è un’altra che invece è meno profonda e può cambiare; sa che non basta un’esperienza omosessuale per considerarsi tale; sa che è dunque profondamente sbagliata la teoria della gratificazione sistematica del minimo impulso omosessuale: proprio a causa di improvvidi (e improvvisati) consiglieri, quanti preadolescenti in una normale crisi evolutiva circa la loro identità sessuale han finito per agire da omosessuali e sentirsi tali!Venendo al nostro monsignore, allora, sconcerta che faccia il gioco di questo potere mediatico, di quella lobby omosessuale che papa Francesco segnalò, in quella famosa intervista, come il vero problema, ancor più della tendenza in sé. Sconcerta non tanto il fatto della sua omosessualità, ma l’intento dichiaratamente provocatorio di esibirla, esibendo pure la sua vita di coppia, sfidando la Chiesa e accusandola pesantemente. Eppure lui dovrebbe sapere quanto nella Chiesa il problema sia oggetto sempre più di attenzione rispettosa, di studio accurato… E come vi siano sacerdoti che vivono tale problema, ma hanno imparato a gestirlo con sufficiente libertà, perché desiderosi e determinati a vivere vergini per il Signore.Sorprende, dunque, l’atteggiamento di vittima assunto dal professore, che sa benissimo che il progetto celibatario chiede una rinuncia costosa a tutti i sacerdoti, a prescindere dall’orientamento sessuale. Non c’è perciò alcuna violenza da parte della Chiesa nei suoi confronti e di chi vive tale problema, ma semmai c’è da parte sua “il tradimento del proprio impegno a vivere in castità perfetta, e a farsi paladino della relazione omosessuale” (M. Cozzoli).Resta un interrogativo. Se l’omosessualità è problema prima affettivo che sessuale, e nonostante il ruolo di prestigio del nostro, è lecito chiedersi: quanto è stato aiutato (o s’è lasciato aiutare) ad affrontare i suoi momenti di crisi, di confusione identitaria e forse solitudine? E la riflessione si amplia e continua...

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