Mercoledì scorso otto combattenti armati hanno preso d'assalto un complesso fuori dal porto strategico di
Gwadar, una città portuale pachistana
nella provincia sud-occidentale del Belucistan. Le forze di sicurezza pachistane hanno sventato l'attacco, rivendicato dalla
Brigata Majeed, il braccio armato dei separatisti della
Baluch Liberation Army (Bla) che
da anni lanciano attacchi nella regione: tutti gli otto miliziani sono stati uccisi. La
Repubblica popolare cinese occupa
di fatto economicamente (e in parte anche militarmente) questa zona: Gwadar, oltre a essere l'unico porto in acque profonde del paese. fa parte del
corridoio economico multimiliardario cinese-pachistano della
Belt and Road Initiative, il
China–Pakistan Economic Corridor (Cpec).
Il gruppo separatista del Bla, che chiede la secessione della provincia dal Pakistan.
si oppone agli investimenti cinesi nel Belucistan e accusa Cina e Pakistan di sfruttamento della provincia ricca di risorse: Francesca Marino scrive sul Foglio che la Cina ha inquinato più di metà del Pakistan e
ha trasformato in una prigione a cielo aperto la città di Gwadar, sul modello Xinjiang, inquinando per sempre terra e mare. I minerali, oro, rame, zinco e piombo, vengono sfruttati infatti esclusivamente da aziende cinesi a partecipazione statale.
A gennaio anche Teheran aveva bombardato la regione, scatenando la risposta del Pakistan: i due paesi hanno sparato contro la stessa comunità di persone
: i beluci, che vivono nelle aree tribali attorno al confine e che sono una minoranza etnica detestata sia dal governo centrale di Teheran sia da quello di Islamabad. La regione ha il reddito pro-capite più basso del paese e l’80 per cento della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Anche in quel caso
la Cina invitò i due litiganti alla calma,
continuando a tenere in mano entrambi in nome degli investimenti e preoccupata per i propri interessi economici nel Belucistan.