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Contro mastro ciliegia

Banksy a martello

Banksy a martello
LaPresse
Con la non più travolgente sorpresa, con il non più misterioso talento di Mr. Banksy, avevamo chiuso i conti già da tempo. Da quando, nei suoi stencil, di imprevedibile è rimasto solo il luogo d’apparizione, non la forza iconica del ribaltamento. Sulla capacità della Royal Courts of Justice di sorvegliare sé stessa, in difesa della giustizia di tutti, avremo scommesso un penny di più. Che il nuovo murale di Banksy sia comparso proprio lì, sul suo muro, lascia un po’ increduli. Il “misterioso” artista che colpisce e fugge, senza che nessuna telecamera sullo Strand lo abbia inquadrato, sembra un telefilm di Zorro in bianco e nero. Ma il messaggio è il medium, e il messaggio stalvolta è un giudice in parrucca che prende a martellate un manifestante a terra sulla strada. La giustizia come brutalità rimanda agli arresti degli aderenti a Palestine Action, un gruppo che il governo del Regno Unito ritiene terrorista. Banksy, se mai lo è stato, da tempo immemorabile non è più una figura misteriosa: è il condensato molto leggibile dell’opinione pubblica, marchio di un luogo comune adatto appunto ai luoghi comuni. Il luogo comune è che Palestine Action sia vittima di un regime dittatoriale, che però ha sede nel più antico e nobile tribunale d’Europa. La banalità dello stancil.

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