Si sono presentati soltanto
settantatré elettori ieri a Biancareddu, pianura della Nurra, dove i centoquarantanove residenti erano chiamati a votare per le
elezioni regionali sarde a casa della signora
Maria Ghisu, pensionata.
Ecco l’agenzia Ansa che ci informa: “Tutti a casa della signora Maria. La camera da letto trasformata in cabina elettorale, all’entrata le liste e in cucina gli elettori in attesa. Per gli agenti di polizia in servizio, un letto e una branda in soggiorno”. A Biancareddu mancava il seggio elettorale, la scuola che ovviamente casca a pezzi è inagibile, sicché il seggio ieri l’hanno organizzato così. Affitto breve, 100 euro al giorno.
E davvero niente come queste elezioni sarde, col loro fascino sonnolento e floreale, ci sembra metafora d’Italia, un paese dove i seggi elettorali si montano a casa dei pensionati e lo scrutinio avviene secondo meccanismi che dovevano essere all’ultima moda durante la guerra boera.
Alle 13, dopo sei ore di scrutinio, l’unico risultato certo era all’incirca quello di Biancareddu perché erano state completate soltanto quarantasette sezioni su milleottocentooquarantaquattro. Alle 19, dopo dodici ore di scrutinio, è stato chiaro che non si sarebbe saputo con certezza prima di notte chi avesse vinto ( il centrosinistra).
E va bene che c’è il voto disgiunto, ma la Sardegna per numero di abitanti non è precisamente la California: un milione di aventi diritto al voto, di cui circa la metà manco s’è presentata ai seggi. Cinquecentomila schede. Ieri sera circolava una leggenda: i risultati li legge Amadeus, alle due del mattino. Per la cronaca, a Biancareddu ha vinto con 39 voti Alessandra Todde.