A
Parigi, la polizia è intervenuta per sospendere la battaglia degli abeti, tradizione goliardica che da tempo immemorabile si perpetua fra i due grandi licei rivali, l’Henri IV e il Louis-le-Grand (in rigoroso ordine alfabetico). Se elencassi anche solo i principali fra i rispettivi alunni celebri, esaurirei tutto lo spazio per questa paginetta virtuale e forse manderei in tilt il sito del Foglio, quindi mi limiterò a una considerazione al volo. La battaglia – pacifica e svolta con l’assenso della municipalità, che sovente lascia apposta degli abeti recisi, già pronti a essere portati via come bottino dai due gruppi di scolari –
si fonda sul presupposto dell’extraterritorialità dell’istruzione di eccellenza. Vale a Parigi come a Cambridge, a Oxford come a Pavia o nelle altre città italiane ed europee che nei secoli hanno dato grande risalto alla formazione dei più talentuosi: agli studenti cui era richiesto un impegno in sovrappiù rispetto all’andazzo del sistema educativo, venivano consentite valvole di sfogo vigilate e in sostanza innocue, dall’effetto tanto catartico quanto pittoresco. L’intervento della polizia a Parigi segna forse la fine di quest’extraterritorialità, sulla base dell’ormai assodata affermazione di un principio egualitario: imporre l’inclusione anche a discapito del merito, eliminando le peculiarità degli istituti eccellenti e, di conseguenza, decurtando qualsiasi incentivo sociale possa indurre dei giovani a studiare un po’ di più del minimo sindacale. E così, sparisce anche la battaglia degli abeti. Ci resteranno soltanto quelle degli analfabeti.