C’era un tempo nel quale bastava parare, e chi parava più e meglio era il migliore e il miglior giocava sempre, l'unico a cui non servivano cambi per rifiatare. Non era semplice nemmeno allora fare il portiere, perché tra essere considerato campione o un pippone a volte la differenza è lieve, sottilissima, almeno per i tifosi. Bastano pochi errori, qualche papera, e uno stadio inizia a preoccuparsi quando la palla si avvicina alla propria area di rigore. E quando ciò avviene, anche il portiere più capace e concentrato risente della sfiducia. Non era semplice, ma almeno bastava parare. Ora serve pure avere piedi buoni e testa fina per capire e costruire il gioco. Una vitaccia. Perché qualcuno tra i pali ci è finito per passione, ma altri, i più, perché meno capaci degli altri col pallone tra i piedi. Grama vita anche in porta per loro, ora che va di gran moda il portiere passatore.
Non tutto è andato bene tra Gianluigi Donnarumma e Luis Enrique in questi anni. L'allenatore spagnolo però ha sempre sostenuto il portiere italiano e gli ha sempre concesso seconde occasioni dopo errori e incomprensioni. Certo, Luis Enrique è un allenatore che preferisce portieri dai piedi ottimi, ma è anche uomo che sa capire che è meglio un estremo difensore che para tantissimo a uno che calcia in modo eccezionale ma si ritrova a tirare fuori dalla rete qualche pallone in più. E Lucas Chevalier, il nuovo portiere acquistato dal Paris Saint-Germain, è un portiere bravo, assai capace con i piedi, ma con le mani non è al livello del portiere italiano.
La storia dei piedi buoni dei numeri uno è però a volte fumo scenico. O lo è almeno a Parigi.
Luis Enrique è un uomo che pretende chiarezza, al quale non piacciono i doppigiochi, e che soprattutto, dice chi gli sta vicino da anni, che crede che ciò che si è fatto in passato può ritornare se non si cambia atteggiamento nei confronti della vita. E negli ultimi sei mesi Luis Enrique ha vissuto un deja-vù. Ha intravisto capitare a lui ciò che era capitato a Stefano Pioli anni prima. E tutto questo, sottolinea ancora chi gli sta vicino da anni, nonostante la promessa del suo portiere di risolvere alla svelta i problemi contrattuali per avere la testa sgombra per la stagione calcistica.
Una promessa non mantenuta è un affronto per chi ritiene che il rapporto tra allenatore e giocatori debba partire da assoluta fiducia, fosse anche unidirezionale: io mi devo fidare di te, se tu non ti fidi di me poco male, puoi sempre cambiare idea.
"Gianluigi Donnarumma è sul mercato perché non ha mantenuto fede alla promessa fatta, tutto qui. Non ci sono ragioni tecniche, non ci sono questioni tattiche o di preferenza di un giocatore rispetto a un altro", ha detto al Foglio un collaboratore di Luis Enrique. Una versione ben diversa da quella data ai social dal portiere italiano: "Purtroppo, qualcuno ha deciso che non potrò più far parte di questo gruppo e contribuire ai successi della squadra. È una decisione che mi lascia deluso e amareggiato. Spero di avere ancora l'opportunità di guardare negli occhi i tifosi del Parc des Princes e salutarvi come meritate".
C'è ricascato, Gianluigi Donnarumma. Ha provato a forzare la mano, a chiedere di più, sempre di più. Il
Paris Saint-Germain però non ha fatto come il Milan, non ha sperato che l'entourage del portiere facesse un passo indietro. Il Paris Saint-Germain ha deciso che farà a meno di lui. Perché se per anni ha incentivato il gioco al rialzo degli agenti, ora ha deciso che basta, che non è il caso di continuare con tutto questo. Si è accorto tardi di tutto questo, ma almeno se ne è accorto.
E così Gianluigi Donnarumma se ne dovrà andare da Parigi. Non gli mancheranno le occasioni per giocare in un grande club.