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Maria di Nazaret una dimora per Dio

Luca 1,26-38«Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

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La quarta domenica di Avvento, quest’anno, condivide col Natale parte della sua celebrazione, perché la Messa vespertina di questa domenica è già la Messa vigiliare del Natale e ancora una volta non viene letto il Vangelo di Marco, come previsto per l’anno B, ma un vangelo di Luca e precisamente il notissimo racconto dell’annunciazione a Maria, che abbiamo già incontrato nella solennità dell’Immacolata. E con Maria entra in scena un personaggio fondamentale delle celebrazioni natalizie: da lei il Verbo si fa carne e fissa la sua dimora in mezzo agli uomini. Eppure tutto accade in un piccolo e sconosciuto villaggio, chiamato Nazaret, lontano dai fasti di Gerusalemme e del tempio, in cui invece è ambientato l’incontro dell’angelo con Zaccaria, il padre di Giovanni il Battista. Dio sceglie ciò che nel mondo è considerato nulla come luogo delle sue meraviglie: un villaggio sconosciuto, una ragazzina promessa sposa ad un uomo della casa di Davide in un momento storico in cui l’antica casa reale di Israele non aveva più nessuna importanza politica, sociale o economica. Lo stesso angelo che è apparso a Zaccaria nel contesto sacro dell’offerta serale al tempio, entra nella casa di Maria dove tutto parla di quotidianità, di una visita di Dio che avviene negli eventi ordinari, in una vita umana priva di splendore e di ricchezza. L’angelo si rivolge a Maria con un saluto antico, quello usato dal profeta Sofonia e rivolto alla città santa: «Rallegrati». Nei due casi il motivo della gioia è dato dalla benedizione che completa il saluto: «Il Signore è con te», cioè rallegrati perché il Signore è con te, rallegrati perché il Messia, il Liberatore è presente. Rallegrati perché chiede di assumere il tuo volto, la tua carne, la tua realtà, nella sua luce e ombra, per abitare tra noi. All’obiezione di Maria su come questo si realizzerà senza l’intervento di uomo, l’angelo risponde non sul come, ma sul chi interverrà perché quanto annunciato si realizzi: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio» (Lc 1,35). Alla luce delle Scritture sante, Maria crede che qualcosa di grande sta accadendo in lei, che la sua vita non le appartiene più perché già posseduta da un Altro e che la sua missione sarà donare a Dio un volto umano e perché possa essere confortata e rassicurata nella sua scelta l’annuncio termina con un’ultima conferma: «Nulla è impossibile a Dio» dopo che le era stata comunicata la maternità della sua parente Elisabetta. Ora Maria è chiamata a scegliere di fronte ad una proposta che cambia radicalmente la sua vita ed è in piena libertà che accetta la proposta di Dio dicendo: «Ecco la serva del Signore, avvenga per me secondo la tua parola»; parole che non contengono niente di “servile” ma esprimono la piena disponibilità ad adeguarsi alla volontà divina, come Abramo, come Mosè, come Davide qualificati anche loro come “servi” di Dio, quale titolo onorifico. Maria inizia così a seguire il Figlio, colui “che non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo la condizione di servo” (Fil 2,6-7), ella inizia a percorrere lo stesso cammino per poter accogliere Dio: si svuota dei suoi progetti, delle sue paure, delle sue aspettative. La piccola donna di Nazaret diventa così la prima casa di Dio nel mondo. Maria è dunque una persona fatta, esistente, viva, creativa, donna, “piena di grazia” soltanto perché Cristo possa “piantare la sua tenda tra i suoi” (Gv 1,14). E quando Luca annota alla fine di questo racconto che l’angelo si allontanò da lei, non fa un’osservazione apparentemente inutile, ma sottolinea che egli esce dalla vita di Maria, lasciandola sola: da questo momento ella cammina solo nella fede, sostenuta dalla “memoria” di quanto è avvenuto. È illuminante a questo riguardo quanto Paolo afferma nella seconda lettura quando scrive ai Romani, rileggendo gli avvenimenti dell’Incarnazione: “Colui che ha il potere di confermarvi nel mio Vangelo, che annuncia Gesù Cristo, secondo la rivelazione del mistero, avvolto nel silenzio per secoli eterni, ma ora manifestato mediante le scritture dei Profeti, per ordine dell’eterno Dio, annunciato a tutte le genti perché giungano all’obbedienza della fede” (Rom 16, 25-26). Come conclusione, partendo dalla prima lettura, possiamo scoprire come l’intraprendenza di Davide per dare al Signore una casa, ci invita ad un’attenzione speciale alla dimora di Dio nel prossimo e quindi ad una cura del prossimo proprio come un prendersi cura del Signore che abita in essi; è un invito particolare a vivere l’attesa del Signore nell’attenzione agli altri, nel far sì, per quanto dipende da noi, che tutti possano vivere un Natale dignitoso. Sentirsi a casa non è una questione di muri ma di cuori. Fare in modo che le persone si sentano a casa significa impegnarsi per far diventare il mondo una casa abitabile, confortevole e accogliente per tutti. Buon Natale. 

Ultime Notizie di Parola

«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra»

Luca 12,49-53In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Gesù rivela un Dio dalle viscere materne

Marco 6,30-34In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

Un amore incredibile manifesta il Dio di Gesù

Giovanni 3,14-21«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.

Il peccato è la lebbra da cui siamo liberati

Il peccato è la lebbra da cui siamo liberati

Marco 1,40-45In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Gesù salvatore, la bella notizia per tutti

Gesù salvatore, la bella notizia per tutti

Marco 1,29-39In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.