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Preghiera

Franceschini e il funerale dell'occidente

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Franceschini e il funerale dell'occidente
LaPresse
Ho letto la proposta di Dario Franceschini, la castrazione onomastica dei padri, nel preciso momento in cui stavo ascoltando un disco intitolato “Occidente (A Funeral Party)”. Poteva capitare durante l’ascolto di qualsiasi altro disco e invece no, stavo ascoltando, guarda caso, questo. Un disco di un gruppo che si chiama Dish-Is-Nein, e io odio i nomi complicati. Un gruppo di cui avevo letto qualcosa ma che non avevo mai ascoltato prima. Il cantante più che cantare declama, un po’ alla maniera di Giovanni Lindo Ferretti, e sono versi tenebrosi. In un brano dice: “La lotta al patriarcato, la bamba, la Nato”. In un altro: “Il progresso in cui tanto credevi / sancisce il tuo ultimo atto”. Dopo aver letto Franceschini Ultimo Atto non ho ironizzato, mi sono disperato, va preso sul serio lo Spirito del Tempo, ho visto la finestra di Overton spalancata, la patria annientata, e allora per esorcizzare ho stappato una bottiglia di falanghina denominata “I cinque figli” (azienda Placido Volpone). La falanghina come vitigno a me non piace molto, mi piacciono molto i cinque figli, saranno stati concepiti quando i figli non soltanto li mantenevi, li battezzavi anche, quando il maschio era un uomo e non un fuco, quando riprodursi significava tramandarsi e ne valeva la pena. Prima di questo suicidio culturale, di questo funerale occidentale.