Logo La Nuova del Sud

Riforme urgenti

Ecco il manuale di Davigo per spaventare facilmente i giudici

|
Ecco il manuale di Davigo per spaventare facilmente i giudici
Foto LaPresse
Chi pensa che la magistratura italiana versi in condizioni pessime, dopo aver ascoltato Piercamillo Davigo, deve ricredersi: anche il più acerrimo nemico della magistratura ha avuto una visione troppo rosea e ottimistica della realtà, che secondo la descrizione fatta da Davigo è persino peggiore di quella di Palamara, un altro ex presidente dell’Anm e consigliere del Csm caduto in disgrazia. L’aspetto paradossale è che, al contrario di Palamara che aveva come obiettivo quello di svelare le magagne del “Sistema”, Davigo il sistema intende difenderlo così com’è.
Il contesto è quello della festa del Fatto quotidiano, dove l’ex magistrato si è confrontato sulla riforma della giustizia con il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto. Il tema del dibattito è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, l’architrave della riforma Nordio, che secondo Davigo produrrebbe conseguenze pericolose. “Oggi il pubblico ministero è collega del giudice – ha detto l’ex pm di Mani pulite – Se li separano non sarà più collega del giudice, ma sarà sempre collega degli altri pubblici ministeri. E qui son dolori”. Perché mai? Il pm “alla terza assoluzione secondo lui ingiustificata che porterà a casa chiamerà il suo collega dell’altra sede e gli dice: ‘Ma senti un po’, ma vogliamo vedere se questo giudice è solo cretino, visto che mi assolve tutti gli imputati, o è anche ladro? Diamo un’occhiata ai suoi conti correnti’. Ci sono stato 42 anni in magistratura – conclude Davigo – Se fai un accertamento patrimoniale su un giudice, quello si terrorizza: muore di spavento il più delle volte”.
La descrizione di Davigo è tanto surreale quanto inquietante. Da un lato ci sarebbero pm disposti ad abusare dei propri poteri, anche a favore dei colleghi, sulla base di un sospetto e senza alcuna prova, per vendicarsi di giudici che hanno osato assolvere degli imputati: figurarsi cosa potrebbero fare nei confronti di una persona comune. Dall’altro ci sarebbero giudici pavidi e terrorizzati alla sola ipotesi che un pm possa controllare i loro conti bancari: figurarsi quanto può un semplice cittadino contare sulla loro imparzialità. E, si badi bene, la descrizione del materiale umano di cui è composta la magistratura italiana è, secondo Davigo, non uno scenario ipotetico ma attuale e concreto, basato su 42 anni di esperienza e conoscenza diretta: i magistrati italiani, pubblici ministeri e giudici, sono così e sono sempre stati così.
Naturalmente, di fronte a un quadro del genere, la discussione sulla separazione o meno delle carriere passa completamente in secondo piano. In primo luogo, perché non si capisce in che modo la riforma istituzionale inciderebbe su questo degrado umano. I pm ora non indagano sui giudici solo perché sono colleghi? Oppure i giudici non assolvono, bocciando le inchieste dei pm, perché sono colleghi? In entrambi i casi, sembrerebbero due argomenti più a favore della separazione delle carriere che contro. In secondo luogo, anche in caso di carriere e Csm separati, non ci sarebbe alcun cambiamento che renderebbe più concreta l’ipotesi davighiana di indagini vendicative: nel nuovo assetto il pm dovrà comunque, come avviene adesso, dare conto a un gip sulla legalità dei metodi di indagine.
Più del mondo ipotetico davighiano, è quello reale che dovrebbe terrorizzare i cittadini. Non tanto perché, partendo dalla nota massima davighiana “male non fare, paura non avere”, se i giudici sono spaventati da un’indagine sui loro conti, evidentemente secondo il Davigo-pensiero hanno qualcosa da nascondere: i teoremi di Davigo, ancor di più dopo le note vicende giudiziarie, valgono quello che valgono. Ma perché questa rappresentazione di pm vendicativi e giudici pavidi non proviene da uno svalvolato, ma da una personalità che i magistrati stessi hanno ripetutamente promosso ai massimi vertici istituzionali: presidente di sezione presso la Corte di Cassazione, presidente dell’Anm e consigliere del Csm. È il fatto che i magistrati per così tanto tempo si siano riconosciuti e sentiti rappresentati da Davigo che fa morire di spavento.